Solefald – In Harmonia Universali

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A due anni dall’ottimo “Pills against the ageless ills” è finalmente tornata la premiata ditta Cornelius & Lazare, ovvero gli ineffabili norvegesi Solefald, una delle band più schizoidi e originali dell’intero panorama metal.
C’è chi per parlare di loro usa il termine “avantgarde black metal”, io toglierei volentieri gli ultimi due termini per parlare di avanguardia vera e propria: “black metal” sono evidentemente le radici su cui affonda la loro musica, ma questo duo ha saputo andare oltre ai rigidi confini del genere fin dall’acclamatissimo esordio “The Linear Scaffold” (allora su Avantgarde Records).
Originalità, arguta ironia nei testi dei testi e soprattutto una gran voglia di sperimentare, quasi di giocare coi suoni e con gli strumenti più disparati senza lasciar nulla al caso: ecco, tutto questo sono i Solefald, una band capace di offrire ogni volta qualcosa di diverso ma dallo stile inconfondibile e assolutamente coerente.
Parlare di quest’album, così come per tutte le loro precedenti opere, è quasi impossibile: ogni singolo pezzo è perfetto in sé, unico e completamente diverso da tutti gli altri, e per tutti intendo proprio TUTTO ciò che abbiano mai composto. Una band che può essere inserita in un ipotetica tetrarchia delle meraviglie made in Norway assieme ad Arcturus, Borknagar – band questa che vede Lazare impegnato dietro alle tastiere nell’ultimo “Empiricism” – e i mai troppo compianti ed ineffabili In the Woods…
Il numero di soluzioni sonore adottate in questo “In Harmonia Universali” è davvero ampio e le influenze rintracciabili sono le più svariate: dal metal al jazz passando per inserti prog e parti acustiche, dalla chitarra elettrica al sassofono, passando per l’organo. Sembrerebbe una sorta di gustoso “calderone musicale” con ingredienti per tutti i gusti, ma attenzione, il tutto è organizzato secondo una logica ben precisa, anche se a un primo ascolto molto ostica: tanto per darvi un’idea, nel booklet parlano di “basic structures of the songs designed by…”!
In definitiva, possiamo ben definire quest’album come l’ennesima vittoria dei Solefald su tutto ciò che è banalità e noia: da una “Nutrisco et Extinguo” che non avrebbe affatto sfigurato inserita ne “La Masquerade Infernale” alla nostalgica “Christiania” (dedicata a Edvard Munch e alla Oslo dei primi del Novecento), dalla magniloquente sinfonia strumentale di “Red Music Diabolos” alla delicata ed atmosferica “The Liberation of Destiny”, l’ultima fatica dei Solefald presenta una varietà e una compattezza incredibile, che non mancherà di soddisfare i palati “metal” più fini.
Chi già conoscesse i Solefald non deve far altro che lanciarsi senza esitazione in negozio ed acquistare un album recensito con colpevole ritardo. A chi invece avesse solo sentito parlare di loro consigliamo di farsi un’idea facendo un salto sul sito ufficiale della band, dove potrete scaricare l’ottima “Mont Blanc Providence Crow” e farvi un’idea della genialità del duo.