Beyond Dawn – Frysh

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Quattro anni dopo il discreto e indefinibile “Electric Sulking Machine” fanno il loro ritorno i norvegesi Beyond Dawn, act alquanto bizzarro che fa dello sperimentalismo elettronico il suo motto… ma forse sarebbe meglio dire “faceva”.
Ebbene sì, vi attende una review abbastanza polemica perché nel loro piccolo questi presunti artisti si sono creati un’aura di pretestuosa “genialità” e “alternatività” che è decisamente il caso di finire.
Se già il predecessore si era rivelato come un album tutto sommato piacevolmente diverso nel roster dell’inglese Peaceville, con questo “Frysh” i nostri norvegesi dimostrano di aver perso letteralmente la bussola: l’album in questione sembra proprio il prototipo di come NON deve essere un album electro-alternative. La band deve aver fatto indigestione di release di Röyksopp, Underworld e ultimi Massive Attack, il che non sarebbe male visti i nomi presi in causa, solo che il risultato è veramente insufficiente.
In tutto l’album non c’è una sola traccia che non dia la sensazione di deja-vù a chi conoscesse i succitati artisti, ma oltre a questo è anche la qualità dei pezzi a lasciare assai a desiderare: quattordici tracce prolisse che vorrebbero forse nelle loro intenzioni ipnotizzare l’ascoltatore, mandarlo in trance, ma che in realtà altro non possono fare se non risolvergli i problemi d’insonnia. Il tutto scorre a fatica, arrivare alla fine dell’album è stata un’impresa, e non rimane impresso proprio nulla. Citare anche un solo pezzo o cercare di descriverlo è quanto mai inutile, qua dentro non si salva proprio nulla, in primis la voce del cantante, monocorde e inespressiva come pochi. Ma allora dove sta la genialità di costoro?
La repentina svolta del gruppo – che non sarà stato a suo tempo fenomenale ma qualcosa di buono lo lasciava intravedere – e l’interesse per queste sonorità tanto “trendy” mi fa solo pensare a una mera operazione commerciale per trovare una risposta norvegese agli ultraosannati “cuginetti” Röyksopp, che però di carne al fuoco ne hanno messa parecchia, non saprei altrimenti spiegarmi la loro curatissima immagine bizzarro-alternativa (non che sia una colpa per carità, ma fosse stato bello il disco…). Un pezzo intitolato “Far from Showbiz” non può che far ridere a questo punto…
Posso solo concludere questa recensione (?) invitandovi a stare alla larga da quella che secondo il sottoscritto è una delle release più inutili e pretenziose dell’intero 2003 – fra ciò che ho sentito sicuramente la peggiore – e di puntare piuttosto sui gruppi qui già menzionati.
Aggiungo solo che è obiettivamente scandaloso il modo in cui i Beyond Dawn sono stati a loro tempo associati per “somiglianza” a band come Ulver, Arcturus, In the Woods o Kovenant, band che con costoro non hanno proprio nulla di che spartire se non la comune nazionalità e il fatto di avere radici metal (qui testimoniate da un’assurda cover di “Severed survival” degli Autopsy); ma forse sono peggio i loro auto-paragoni a Bauhaus, Joy Division, Talking Heads addirittura, etc…
Se non vi avessi convinti, se pensate che li abbia bastonati un po’ troppo e voleste dar loro un’ascoltatina, ci sono comunque delle sample sul sito della band, nella sezione “disco”. Non chiedetemi però di augurarvi “buon ascolto”.