Antimatter – Saviour

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

“Saviour” è il titolo del debutto di Antimatter, il nuovo progetto di Duncan Patterson e di Michael Moss. L’album fu una piacevole sorpresa per i fan – incluso il sottoscritto – del bravo ex bassista degli Anatema, che ebbero modo di ritrovare un ottimo e ispirato artista che tanto aveva contribuito al successo della band dei fratelli Cavanagh.
È sempre in territori gothic che si muove questo progetto, che apparentemente, per artwork e tematiche affrontate, sembra essere il seguito dell’acclamato “Alternative 4”, ma in realtà “Saviour” è molto di più. È sì un album tutto sommato semplice come quello appena menzionato, ma è proprio grazie a questa semplicità che i nostri riescono a raggiungere vette emotive di assoluto rilievo e atmosfere delicate e celestiali, il vero punto di forza di quest’album.
Sono i synths ad avere il ruolo principale in fatto di musiche, mentre il cantato è affidato a due ottime vocalist, Micelle Richfield e Hayley Windsor; Danny Cavanagh, gradito guest dell’album, li definì un po’ provocatoriamente “satanic Portishead”, una definizione che a nostro parere calza benissimo non solo per il gruppo cui sono paragonati, ma anche per quel “satanic” se lo intendiamo nell’accezione Miltoniana dell’angelo caduto, perché sono proprio angeliche le nove canzoni regalateci dai due inglesi.
Ad aprire l’album è proprio la title-track, in cui le chitarre in puro Anatema-style sono relegate in sottofondo per dare maggior risalto alle tastiere e alla voce della brava Micelle, che sembra quasi intonare una preghiera. La sommessa “Holocaust” è un pezzo puramente trip-hop che ricorda molto i Massive Attack e sembra quasi evocare le desolate e affascinanti atmosfere di una città di notte, mentre “Over your shoulder”, divenuta ormai uno dei classici della band, ci propone un vibrante, romantico duetto Michelle-Duncan che si segnala come uno dei migliori momenti dell’album.
La soave “Psalms” suona come una delicata ma allo stesso tempo seducente preghiera che ammalia letteralmente l’ascoltatore; al contrario “God is coming”, quasi interamente strumentale – non fosse per le brevi e quasi impercettibili di Hayley – lo turba con i suoi synths notturni e inquietanti, come se fosse una sinistra e minacciosa apocalisse.
Un arpeggio acustico caratterizza “Angelic”, in cui le nostre due bravissime cantanti duettano, un titolo esplicativo più che mai; malinconia e dolcezza raggiungono la perfezione in “Flowers” dove Hayley, con la sua voce quasi infantile, dà vita a un idillio sublime. È Duncan invece il principale interprete di “The last laugh”, un pezzo amaro in cui la sua voce sommessa e aspra rende al meglio con Micelle ai cori, in un contrasto delicato ma nel contempo veramente efficace.
Conclude quest’ottimo debut “Going nowhere”, una nenia intonata dall’ancora ottima Hayley in cui grande importanza riveste la parte strumentale, coi synths che alternano magistralmente luci e ombre dando vita a un romantico chiaroscuro che chiude l’album con un dolce fading, quasi volesse scomparire nel nulla.
Tirando le somme non si può che essere entusiasti di questo debut che ha gettato ottime premesse per questo nuovo progetto (il seguente “Lights out” lo trovate recensito in archivo), in cui Duncan e Michael si rivelano come due artisti talentuosi e mai banali, capaci di ritagliarsi il proprio spazio nella già ricca scena gothic albionica e aprendole nuove prospettive in fatto di sonorità.
Insomma, una piccola gemma che gli appassionati del genere non devono farsi sfuggire e dotata delle giuste caratteristiche per piacere anche a un pubblico più ampio, interessato a un tipo di musica dotato di una fortissima carica emotiva.