Blonde Redhead – Misery is a butterfly

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto:

E se una farfalla dai colori strabilianti si avvicinasse a due gemelli di origine italiana e a una giapponesina dalla voce particolarmente bella cosa potrebbe succedere? Che alchimia potrebbe avere un incontro del genere? Se mettiamo in conto che questa farfalla risponde al nome di Misery l’unico risultato possibile è il sesto album in studio dei Blonde redhead (senza contare ovviamente l’ep “Melodie Citronique” uscito nel 2000 per la touch and go e una manciata di singoli difficilmente reperibili in Italia) che segna da una parte un cambiamento abbastanza radicale nel suono della band (anche se i germi di questo cambiamenti li troviamo già nel loro precedente album) e sopratutto la comparsa di uno dei dischi candidati ad essere tra i più belli del 2004 (e per affermarlo già a marzo bisogna che la sostanza sia veramente buona). “Misery is a butterfly” segna quindi la sorprendente virata rispetto a un sound più pop e melodico per un gruppo ormai solito ad essere paragonato ai Sonic Youth e a quelle ambientazioni noise dove le chitarre distorte si trovavano perfettamente a loro agio come sottofondo alla voce isterica di Kazu. In questo disco il sound ruvido che aveva caratterizzato i dischi precedenti lascia il posto alle atmosfere dilatate e sognanti che percepiamo fin dai primi secondi di “Elephant woman”, un misto tra l’elettronica pop dei flaming lips e tra i paesaggi immaginari tracciati leggeri dagli Slowdive ai tempi dell’ondata shoegaze. In un grande segno di maturità, i Blonde Redhead si ritrovano finalmente nella situazione di sentire scomodi i paragoni con altre band questo perchè hanno un nuovo suono, particolare e sopratutto personale e qualunque accostamento ad altre realtà si farebbe quasi superfluo: possiamo anche dire che abbiano la sensibilità di Battisti, le divagazioni dei Mercury Rev, le distorsioni dei My Bloody Valentine ma nulla di tutto questo calzerà loro perfettamente. Sono i Blonde Redhead e dopo “Misery is a Butterfly” non si discute più, sono una realtà a parte, sono loro e basta. Fotografia in bianco e nero di una struggente storia d’amore, a tratti la voce di Kazu diventa sofferta e leggera, altre volte l’atmosfera si fa pesante sopratutto nelle parti più orchestrali dove le tastiere si impossessano della scena in angoscianti momenti di cantato flebile e passionale come sentiamo nel brano che dà il nome all’intero album. Quando Misery vi passerà di fronte agli occhi sono sicura che ne rimarrete incantati, che vi fermerà il fiato con la sua malinconica bellezza e un fascino a cui sarà ben difficile resistere. Un lavoro all’altezza della bravura dei gemelli Pace e della loro Makino, e se qualcuno vi dirà che questo album è solo una bufala, una presa in giro e una scelta commerciale del gruppo per vendere più copie non credetegli e fidatevi di almeno un quarto dell’entusiasmo che ho avuto io ascoltando questo disco: Misery è un gioiello color rubino di una bellezza disarmante.