Porcupine Tree – The Sky moves sideways [reissue]

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Finalmente! Oltre alle ristampe di “Coma Divine” (già recensita) e “Signify”, la Delerium Records ha finalmente provveduto a restituirci in tutto il suo splendore “The Sky moves sideways”, l’album capolavoro uscito nel 1995 divenuto un vero cruccio per i fan dei porcospini, data la sua ormai drammatica irreperibilità.
Ecco allora che verso la fine del 2003 la Delerium ha finalmente provveduto a farsi perdonare, e alla grande! Sì perché tutte le ristampe dei Porcupine sfornate lo scorso anno sono state dotate di notevoli bonus, degli autentici valori aggiunti che potrebbero portare i fan più incalliti e già possessori delle prime stampe a prendersi anche queste reissues!
Su “The Sky moves sideways” è stato fatto un grande e minuzioso lavoro. Questo infatti era, ed è tutt’ora a nostro avviso, con ogni probabilità l’album più complesso mai realizzato da Steve Wilson e soci. Nel primo CD di quest’edizione sono presenti soli quattro brani, di cui però uno – la title track – sfonda ampiamente la mezz’ora ed era stato diviso in due “phase” ad aprire e chiudere l’opera. A ben pensarci, una struttura simile non vi ricorda un pò quel capolavoro di “Wish you were here”? No, tranquilli, non staremo a parlare di affinità e differenze fra i due gruppi, non è il caso e non vogliamo sminuire l’operato della nostra band. Semplicemente possiamo dire che l’immensa suite “The Sky moves sideways” è una meraviglia psichedelica, forse il più caleidoscopico, sensazionale brano mai concepito da Wilson, Barbieri e soci. la lunghezza può spaventare l’ascoltatore, soprattutto quello non abituato a suite così mastodontiche. Bene, mai timore fu più infondato: i sei musicisti che la eseguono – speciali guest il flautista Theo Travis e Suzanne Barbieri alla voce femminile – orchestrano qualcosa di assolutamente sublime, un brano – molto più di un semplice brano – capace di rapire l’ascoltatore e portarlo in un mondo fantastico, fatto di suoni in grado quasi di assumere una conistenza reale, del colore, non un’unica atmosfera ma tante differenti sensazioni che ci investono e inebriano in una sinfonia perfetta, armonia pura. Un’armonia che sfuma delicatamente nei tre brani centrali del primo CD.
Qui viene il bello, perché i primi due furono inizialmente prodotti con il suono artificiale di una drum machine – chissà perché quando c’era un titano come Chris Maitland pronto a colpire i suoi tamburi – una mancanza che i fan di vecchia data hanno sempre avvertito e a cui Steve Wilson, che in questi pezzi suonava tutto da solo, ha finalmente deciso di rimediare: in questa reissue, i due brani “Dislocated Day” e “Moon touches your Shoulder” sono stati rifatti con l’ausilio del buon Gavin Harrison, da qualche album il nuovo batterista della band. Non che i due brani in questione fossero così deturpati dall’assenza di una vera batteria, ma ad ogni modo è stato posto rimedio all’unica pecca di un album altrimenti perfetto. Di questo non c’è stato bisogno per “Prepare yourself”, delicato pezzo guitar-only che suona come un «allacciate le cinture di sicurezza», perché subito dopo ricomincia il trip con la seconda “Phase” della title-track. No, non c’è “Moonloop”, è stata spostata sul secondo CD come vedremo adesso.
Qui i porcospini si sono sbizzarriti alquanto: sicuramente consapevoli del fatto che il pubblico avrebbe voluto sentirsi “The Sky moves sideways” non separata in due fasi, ecco che ci propongono una “alternate version” con la suite intera, 34 minuti di totale viaggio psichedelico. Segue una bella versione di “Stars die”, sempre tratta dalla suite, ma l’ultima chicca deve ancora venire: “Moonloop” ci è infatti presentata in un mix ibrido fra la versione originale e quella presente nell’omonimo EP, per un totale di tre minuti aggiuntivi, più la versione “coda” che chiude meravigliosamente l’album.
La Delerium e i Porcupine in definitiva sono riusciti ancora una volta a fare centro, dando alle stampe una release di assoluto valore, dotata di un’ottima estetica, complice uno slipcase fatto a regola d’arte, ma soprattutto di contenuti tali che anche chi già possiede la vecchia edizione dell’album si ritroverà a farci almeno un pensierino. L’unica pecca è la solita: il materiale della Delerium records è davvero arduo da reperire, ma per i Porcupine Tree si può fare questo e altro, ne vale la pena più che mai per un capolavoro del genere.