Noir désir – Des visages des figures

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Chissà come le cose cambieranno per i Noir Desir, se ritorneranno alla grande o se resteranno nell’ombra, quell’ombra che s’è annidata nel cuore di Bertrand Cantat quella notte di Luglio in Lituania quando ha ucciso la compagna Marie Trintignant. Ma non voglio scrivere ne di giustizia ne di cosa è giusto o di cosa è sbagliato, voglio semplicemente tirare giù due righe sulla musica di un gruppo straordinario, scoperto troppo tardi grazie a un singolo ammiccante che oltretutto non rispecchia per niente l’arte di questa band francese che dagli anni ’80 ha illuminato il panorama del rock transalpino e, perché no, anche europeo. Il singolo, quella “Le vent nous portera” che nell’estate del 2002 si sentiva un po’ ovunque, un tormentone banalotto dal punto di vista musicale ma dal testo splendido e, perché non riconoscerne i meriti, con una orecchiabilità altissima. Rendiamogli merito però: ha permesso di far conoscere al grande pubblico un’opera fenomenale come questo “Des visages des figures” Il resto di questo album: Splendore! Già dal raffinato groove della traccia iniziale “L’enfant roi” è facile venire rapiti dalle capacità nella composizione di questo gruppo, e ancora di più le eccezionali capacità vocali di Cantat. Appunto la voce di Cantat sa essere da collante a un album che riesce a scorrere perfettamente per tutta la sua durata, con tantissimi picchi e poche discese (personalmente non mi piacciono “L’apartament” che pecca un po’ di piattume e la sguagliata “Son style 1” che mi sembra una brutta copia di un pezzo dei manu negra). Semplicemente splendido e struggente l’omaggio a Leo Ferrè “Des armes” brano dove la voce di Cantat arriva al suo apice, una canzone con una efficacia comunicativa fortissima. Stesso discorso per “Bouquet de nerfs”, emozionante e precisa è accompagnata anche da una semplice base di chitarra, semplice ma perfetta. La conclusione del disco è affidata a una cavalcata senza respiro da 24 minuti: “L’europe”. Di certo il brano migliore dell’album e secondo me anche la miglior canzone mai uscita dalla Francia. La politica del testo lunghissimo è accompagnata da una base delirante, ripetitiva ma allo stesso tempo mai uguale. Come una valanga di suoni e emozioni si riversa sull’ascoltatore rapendolo e portandolo in un caos sonoro elegante e coinvolgente. Un album da ascoltare e riascoltare per entrare in contatto con quella che un tempo era una delle migliori realtà musicali europee caduta in rovina troppo presto, ma che spero un giorno abbia la forza di rialzarsi e di gettarsi alle spalle le (meritate) odissee giudiziarie per regalarci semplicemente dell’altra ottima musica.