Jesu – Silver

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Attenzione: se non conoscete Jesu NON ascoltate questo mini.
Procuratevi il precedente et omonimo album e procedete con una cura intensiva che duri almeno un mese di ascolto notturno.
Assimilata la grandezza del suddetto capolavoro, questa altra mezz’ora di musica uscita a nome “Silver” vi sembrerà esattamente come bere la sciacquatura della griglia dove avete cotto la buonissima fiorentina appena mangiata a pranzo.
Rispetto a “Jesu” i suoni sono mosci.
Rispetto a “Jesu” non c’è assolutamente traccia di quella oppressione, di quella malinconia e tristezza devastante che ne permeava ogni singolo secondo.
Rispetto a “Jesu” c’è più melodia, distorsioni indie-friendly da estremista-ma-con-gusto, reminescenze My Bloody Valentine e compagnia slo-core neanche troppo velate.
Il bello è che, superato il disgusto iniziale dovuto a tutti questi fattori, (ovviamente parlo per chi ha vissuto e sofferto il disco precedente) Silver si rivela un ascolto piacevole. I pezzi sono tutto sommato gradevoli, lenti, dolci e tendenzialmente solari. Sì, in effetti la copertina non c’entra quasi nulla.
Speriamo che a Justin torni un po’ di sano mal de vivre e che questa deriva “easy” sia solo un momento passeggero.
Se sei la ragazza di Justin e stai leggendo, ti prego: non dargliela per un po’.