Baroness – First EP / Second EP

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Mi annoierebbe rifare il solito discorso da vecchio del tipo “il metal è morto”, “la gente continua a pagare quaranta euro per vedersi mezz’ora di Mastodon e quattro ore di sessantenni flaccidi che continuano a sentirsi in dovere di propinarci la stessa pappa da vent’anni”, sinceramente non credo abbia molto senso. Il mercato italiano è lento ad adeguarsi, e il mercato culturale in particolare vanta un’immobilismo che ha dell’incredibile. I risultati sono che l’ultima ciofeca a nome Iron Maiden vende tanto, troppo, e i Baroness nessuno sa chi siano. In realtà qui sto parlando di due ep, ma il materiale mi sembra piuttosto affine e omogeneo quindi credo una recensione possa bastare, contando i toni entusiastici e quasi commossi che adotterò. Preparatevi.
La scena, se ha senso parlare di scena, è quella di Savannah, Stati Uniti. La scuola è la più genuina possibile: metal, hard rock, hardcore e stoner sparati nei walkman sin quando questi c’avevano quattordici anni. Arrivati nel 2004, se ne escono con l’ep ‘First’ che sintetizza Il Grezzume e Il Grasso e La Distorsione e Il Groove in tre tracce sgargianti e cangianti: schizofrenichi quanto i primi Mastodon, forse ancora più coraggiosi nell’azzardo e variegati nelle soluzioni. Giochi continui di chitarre, da echi settantiani a sfuriate armonizzate scandinave, si tocca il “post” per poi tornare al metal diretto e sfrontato.
Ricominciate a leggere la frase precedente, e avrete la descrizione dell’ep successivo, datato 2005, penalizzato forse solo da una produzione un po’ più secca e meno valorizzante, forte comunque di tracce quali “Son of Sun” capaci di provocare continui godimenti a chiunque abbia nostalgia di quella scintilla che in ambiti quali il metal, l’hardcore (e tutte le loro possibili commistioni) viene spesso soffocata dal sovraffollamento di proposte mediocri. Neanche a dirlo, in autunno arriva il disco su Relapse e io sto già in posizione di arraffo. Sbav.