Hrsta – Ghosts Will Come and Kiss Our Eyes

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Non che serva presentare il signor Mike Moya, tantomeno spender parole di sbrodolose lodi verso GY!BE e tutta la cricca Constellation, incredibilmente capace di fare cose immani, rendersene conto con modestia ed evolversi recuperando quanto più possibile dalla tradizione (vedi: folk d’antichi tempi) e facendo compiere a tutto il suo mondo musicale un passo avanti nel quale nessuno aveva fiducia (vedi anche: ci sarebbe piaciuto comunque avessero continuato così per altri vent’anni), ma loro non ci stanno, si cerca una qualità che non debba niente ai traguardi ormai vinti e sorpassati. Hrsta ovvero Mike Moya e la sua chitarra ma soprattutto la sua poco conosciuta voce – e se la chitarra è da sempre stata la voce che di lui conoscevamo meglio qui una nuova tonalità si aggiunge al quadro, colora con inaspettati picchi di umanità le piccole perle di intimità soffusa che compongono questo disco. Quadretti, schizzi, colpi (bassi) di folk dilatato e dilianiato da screziature sovraccariche di delay, sabbioso e cameristico; nessun timore della forma canzone in Holiday, nessun timore dei feedback sapientemente ammaestrati in Tomorrow Winter Comes, accennati rimandi a magniloquenze ben conosciute in Entre la Mer et l’Eau Douce, tutto si amalgama alla perfezione pur splendendo nelle numerose sfaccettature. Non so bene perché, ma questo ‘Ghosts Will Come and Kiss Our Eyes’ fa coppia fissa con l’ultimo disco degli Earth. Nel deserto.