Foo Fighters – Wasting Light


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Rope

L’ACCUSA

P.M.  Emanuele Binelli

Grandi erano le aspettative intorno a questo disco, signore e signori della corte, e tutto, dai nomi coinvolti nel progetto, alla scelta dei singoli estratti, era rivolto a fare pensare che questo Wasting Light dovesse essere il disco-revival per eccellenza dell’alternative anni ’90 e della Grunge-époque: il produttore è Butch Vig (per dirne due ha lavorato su Gish degli Smashing Pumpkins e sul sacrosindonico Nevermind dei Nirvana), in un brano (I Should Have Known) suona Krist Novoselic (che coi Nirvana ci suonava il basso), mentre White Limo è il singolo più sporco e urlato dei Foo Fighters (gran pezzo, intendiamoci: quando l’ho sentito ho esultato), e il video di quest’ultimo ha un’ estetica (e una qualità visiva) anni ’90 da far impallidire le Video Camcorder a cassettine  VHS e l’estetica di Mtv di quei tempi meno erratici, di capell(on)i non piastrati, di pantaloni oversize con le tasche laterali e di camicie di flanella da boscaiolo del Nebraska urticanti.

E il disco parte bene. Con una Bridge Burning che è un colpo in pieno petto, chitarre fuori controllo e una rullata “alla Breed” che da subito sembra voler mettere in chiaro una cosa: quest’album vi spaccherà il culo. Dave Grohl urla come un dannato, le chitarre si incuneano nelle linee giuste e macinano riff prepotenti. Rope continua sulla stessa strada stradaiola, colorandosi di armonizzazioni davvero gustose e un assolo dissonante che fa il verso ai soli scombiccherati ma geniali del mai troppo compianto ex compagno di band Cobain. Dear Rosemary non esalta di certo ma è in fondo un pezzo dai toni AOR gradevole, ma niente più di una curiosa anticaglia. White Limo, come sappiamo, spazza via ogni cosa, pieno, sporco e cattivo come c’era da aspettarsi. Il problema è che dalla traccia cinque l’album comincia a mostrare crepe e difetti, in particolare in un songwriting altalenante, tra episodi di pregio e momenti di grave stanca, se non proprio scialbo in certi frangenti. Per fare un esempio These Days è un gran bel pezzo, ma signori della corte, chi potrebbe in buona fede negare che il riff che inframmezza le linee della strofa di A Matter Of Time sia incollato direttamente da Monkey Wrench? E così via, tra pezzi ispirati e pezzi di pura sussistenza.

L’impressione è che Dave Grohl e soci, invece che perdersi dietro a menate da milionari tipo registriamo nel mio garage però con Butch Vig ai controlli e con una strumentazione analogica da migliaia di dollari” avrebbero fatto meglio a curare maggiormente quello che sanno fare meglio e per cui sono diventati famosi: scrivere grandi canzoni, semplici, dirette, ma grandi. Sembra che la cura degli arrangiamenti, delle armonizzazioni, dei dettagli si sia portata via qualcosa dalla parti della sostanza. E non che non ce ne sia, ma ce ne è sicuramente meno di quanto non ce ne fosse nel precedente Echoes, Silence, Patience & Grace del 2007.

Urlatamente vostra, L’Accusa

LA DIFESA

Avv. Simone Dotto

A venire catapultato dal tuo gruppetto punkrock alle ribalte internazionali quando di anni ne hai venti appena, corri il serio rischio di rimanerci sotto. Il caso Cobain insegna, martire per il successo. Viceversa a Dave Grohl, che in quel caso fu “persona informata dei fatti”, qualcuno ancora non perdona l’essere uscito tanto alla leggera da un itinerario simile a quello del suo sfortunato sodale. Il suo vergare canzoncine pop divertite o, nel migliore dei casi, divertenti, un innato talento per il cazzeggio, reso noto nei videoclip o negli show dal vivo, e la totale assenza di paure e preconcetti verso il mondo del mainstream sono i capi d’accusa più frequenti presso l’opinione comune. Critiche dure a morire, se è vero che solo poco fa anche l’avvocato della parte avversa poco auspicava un ritorno ai “bei vecchi tempi” degli anni Novanta.

Da parte nostra, signori giurati, vi invitiamo per un attimo a guardare alla faccenda in modo diverso. Per nient’altro che non riguardasse le sue capacità di musicista, il signor Dave Grohl si è ritrovato con un biglietto pagato per il grande Lunapark del rock’n’roll. Tutti i miti dell’adolescenza – la sua e la nostra – stavano lì a portata di mano. Chiedamoci: siamo davvero certi che anche noi, al suo posto, non ci saremmo fatti tentare? Che non ci saremmo lasciati alle spalle patemi d’animo e problemi di coscienza per concederci un bel giro sull’ottovolante? Perché questo è quanto i Foo Fighters, e Grohl in particolare, stanno facendo fin dall’inizio delle loro carriere: divertirsi con tutto e con tutti, lasciandosi poco tempo per pensare se tutto questo lascerà mai un minimo segno nella storia della musica.

Su In your Honor la stella polare era l’hard rock ambizioso e gigantista dei seventies: due dischi, tra ballate e pezzi “pesi”, e un quarto dei Led Zeppelin (jP Jones) a dirigere i lavori. Wasting Light, come è stato detto, si rifà al regime da rock alternativo: pertanto ecco ricomparire le registrazioni in analogico, il redivivo Novoselic al basso su una traccia (non che si noti la differenza…), l’ex Germs Pat Smear che, anni dopo il tour di In Utero e le prime incarnazioni dei Foo Fighters, viene convocato di nuovo alla seconda chitarra, il produttore che sedette in cabina per Nevermind e, dulcis in fundo, la partecipazione straordinaria di Bob Mould, già membro di tali Husker Du – che proprio del sound di Nevermind furono padri putativi. Un tentativo di ritorno alle origini, sostiene l’accusa? Manco per niente, rispondiamo noi. Piuttosto il solito, collaudato, rock “adult oriented” virato al melodico, al massimo con una chitarra raddoppiata qui e là. Ascoltare Arlandria per credere. E le svisate nel punk, o addirittura nel trash metal, come la già menzionata White Limo, non sono da scambiarsi con intenzioni da incendiario, ma solo come una parte del divertimento.

Wasting Light è solo un altro giro in giostra: e quando si va in giostra si urla per eccitazione, non per disperazione. Non per “dire qualcosa”, ma per il semplice gusto di gridare. Così fa Grohl, così fanno i Foo Fighters, fin dal principio: li si può ignorare, criticare, o semplicemente si può non ascoltarli. Ma potete davvero accusarli di non aver mantenuto fede a una promessa che non hanno mai fatto?