Lilies On Mars – ∆GO

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Qualsiasi discorso sulle due Lilies On Mars, musiciste per anni di casa a Londra ma “sarde di ritorno”, non può prescindere da qualche considerazione su un paio di cose intersecate tra loro: la Sardegna e l’elettronica. Il punto primo, che chiedo possa essere preso per buono senza tante dimostrazioni divaganti è che in Sardegna si annidano parecchie menti assai brillanti, generalmente legate alla musica a doppio filo. E poi c’è quell’altra cosa: quel rapporto con l’elettronica che in un posto come Cagliari è vissuto in modo viscerale, competente, fanatico, ma pure ironico e (per paradosso) distaccato. È evidente che quel rapporto ha parecchio a che fare con lo sguardo acuto e spietato che certi (tanti) sardi sanno avere sulle cose che odiano così come su quelle che amano.

E allora eccoci a Lisa Masia, Marina Cristofalo e il loro parziale processo di allontanamento dalle tonalità pastello dell’elettronica molto “dreamy” e poco “body” del penultimo Dot To Dot. Oggi invece si va verso un suono che è più denso e per certi versi muscolare – prendere il singolo “Dancing Star“. Nei primi lavori (l’omonimo e Wish You Were A Pony), alla vocalità morbida delle Lilies On Mars faceva da contrappunto una curatissima cornice cosmico-rumorosa, tale però da suscitare più apprezzamento che coinvolgimento. In ∆GO, invece, si è portati ad essere meno spettatori, questo è un po’ il punto.

Non c’è dubbio che “Stealing” butti l’occhio più ai Ladytron che ai Pram, lasciando emergere quello che prima, quando sul cantato c’era adagiato uno spesso telo di chitarre, si poteva per lo più intuire. In ∆GO, per inciso, gli spunti melodici salgono verso la superficie e si posizionano in modo non ridondante, ma di certo più netto. Peccato che verso la fine del disco “l’etereo” riprenda il sopravvento sulla “materia”: anche se forse è tutto funzionale al al mantenimento di quell’equilibrio un po’ ambiguo tra sopra e sotto. È stato molto bello vederle anni fa su Balcony Tv, la serie di showcase online con gli artisti invitati a suonare in location urbane a loro più o meno familiari. Ecco, se c’è un posto che rende suonabile qualsiasi cosa, quello è il bastione di Saint Remy con il capoluogo della Sardegna, sotto, che fa finta di adagiarsi.