Intervista a Sebi dei Senzabenza

senzabenza

Dopo avervi parlato dell’ottimo nuovo lavoro dei Senzabenza (“Pop From Hell“), abbiamo deciso di scambiare quattro chiacchiere con Sebi Filigi, chitarrista storico della band in merito al nuovo lavoro in studio (e non solo).

1) Puoi dirci come si è svolto il processo compositivo del disco?

Come al solito. Cerco sempre di portare in saletta il brano completo nella struttura, e in linea di massima già arrangiato, facendo dei demo casalinghi con anche la sezione ritmica. Da quel punto, se il brano piace anche agli altri, subentrano i contributi personali di Nando e Max sotto forma di aggiustamenti alla struttura, alla durata o anche alla tonalità del pezzo.

2) Siete ritornati (a parte il 7″ “Especially For You”) dopo circa 15 anni, come giustifichi questo Gap?

Registrare un intero album è un processo abbastanza lungo ed impegnativo, almeno così è sempre stato per noi. Doversi districare fra lavori e famiglie per trovare del tempo da dedicare ad un nuovo progetto discografico era impossibile almeno fino al momento in cui Max si è costruito un ottimo studio di registrazione nel quale avremmo potuto lavorare virtualmente senza calendario e senza restrizioni di tempo. Questa è stata la molla che ha fatto scattare un po’ tutto.

3) Trovo il vostro ultimo disco molto fresco e diretto quasi fosse un esordio: secondo te, ha ancora senso una formula musicale che andava per la maggiore 25 anni fa?

Ha certamente senso per noi in quanto artisticamente siamo sempre interessati maniacalmente a trattare la materia “Pop” come abbiamo sempre fatto; ovvero continuare a muoverci in un contesto di canzoni con schema ben preciso, parti ben definite, strutture collaudate, il più possibile riconoscibile ed orecchiabile ma filtrata attraverso le valvole calde di un Marshall.

4) Il fatto di non avere un bassista attualmente in pianta stabile, ed avere invece utilizzato tante collaborazioni esterne, ha giovato oppure è stato di ostacolo ai fini del processo creativo?

Ha giovato, eccome! L’idea (di Nando) di coinvolgere bassisti esterni (“ospiti”), ha donato ulteriore carattere all’album (oltre alle meravigliose tastiere di Daniele Nonne) che non avevamo previsto all’inizio.

5) Come vedi cambiata la scena rock italiana rispetto a quella dei vostri esordi ed in particolare la scena della tua città Latina?

Beh, adesso come adesso in Italia vedo solo “Indie”. Indie di qua, Indie di là. Non ho mai sentito abusare di questo termine quanto adesso. A me non piace granché, e trovo la musica che sia associa a questo termine spesso altezzosa. A Latina vedo sempre abbastanza furore nella proposta musicale, fra chi si azzarda a proporre musica originale ovviamente. Allo stesso tempo però noto che le band ed i relativi progetti durano sempre troppo poco!

6) In una canzone in particolare “She is Gone Again”, si nota nel ritornello un chiaro riferimento a “Duel” dei Propaganda, gruppo Pop anni 80, è solo un caso o ci sono dei riferimenti precisi al riguardo?

Bravo! Sei il secondo che se ne è accorto! No, assolutamente involontaria. Il pezzo originale che citi è molto bello e probabilmente mi sarà rimasto in testa da ragazzino e mi si è ripresentato inconsciamente.

7) Ci sono delle Band in particolare italiane che ti hanno colpito ultimamente?

The Winstons, numeri uno in assoluto. Un gruppo internazionale, di livello altissimo che ha fatto un disco pazzesco lo scorso anno. Poi Calibro 35,  Giuda, Faz Waltz, Jennifer Gentle, Tough, Chromosomes, The Leeches, Latte+, The Manges.

8) A Latina la vostra formula musicale mi sembra non abbia fatto molti proseliti, sai citarmi qualche Gruppo che ti ha particolarmente interessato?

A Latina? No. A parte i grandissimi Mondo Topless, non avrei idea.

9) Se non sbaglio il vostro disco del 1996 “Deluxe: How To Make Money With Punk Rock” fu mixato da Joey Ramone. Come è stato collaborare con colui che ha è stato peraltro una delle vostre principali fonti di ispirazione?

No, non sbagli, è corretto. Fu facile, snello, veloce ed efficace. Mixammo l’intero disco in meno di una settimana capendoci al volo su ogni cosa. Perfino l’ordine dei pezzi fu deciso insieme a Joey.

10) Ricordo, agli albori del progetto, che riusciste a portare un gruppo come gli “Hard-Ons” a Latina. Peraltro, quello fu uno dei concerti più divertenti che la città abbia mai ospitato. Ricordo anche dei problemi con i preti che misero il cinema a disposizione. Come fu la collaborazione con quel gruppo?

Ah, che spasso! Quell’esperienza diede vita ad infiniti aneddoti che tramanderemo ai nipoti! Con i preti dovemmo bluffare sul contenuto dei testi delle canzoni insistendo che erano fondamentalmente canzoni d’amore! OK in effetti la maggior parte lo sono; anche un pezzo come “Suck and Swallow” potrebbe passare come canzone d’amore, no? Ah ah ahhhhh!!! Però eravamo giovani e pieni di entusiasmo, nessuno ci avrebbe potuto fermare! Cosa cazzo fanno i giovani a Latina/per Latina oggi?

11) Nei vostri Tour avrete avuto modo di incrociare molte band, quali sono quelle che più ti hanno colpito?

I NOFX sicuramente, pazzi da legare ma gran professionisti. I Ramones però, in tema di professionismo live, non erano secondi a nessuno ed averli frequentati anche a ridosso di un palco ci ha insegnato moltissimo.

12) Vi vedremo in concerto a Latina?

Non lo so. Capiterà sicuramente l’occasione ma non ho idea quando.

13) Tra i vostri bassisti ricordiamo in particolare Eliano Zomparelli, che peraltro è un chitarrista molto tecnico, e suonò con molte band Metal di Latina. E’ corretto dire (almeno nella dimensione live) che ha dato un suono più spesso al gruppo rispetto all’apporto degli altri bassisti?

Eliano è un gran talento musicale e riesce a fare cose fighissime in qualsiasi genere si cimenti. E a lui piace provare tutto. Come bassista era un macigno (un po’ l’approccio di tutti i chitarristi quando si trovano fra le mani un basso). Ma anche a livello di idee, di trovate, era imbattibile.

14) Come vedi i “Senza benza” del 2020?

Alle prese con “Vol. 4”, il nostro bistrattato album in italiano del 1999. Se riusciamo a rimetterci le mani vorremmo ri-registrarlo senza la costrizione di farlo patinato come facemmo all’epoca per la Sony. E con i testi originali in inglese ovviamente!

15) Recentemente a Latina hanno suonato gli “Adolescents”, non ricordo se c’eri a quel concerto. Però questo mi ha fatto pensare che, almeno nel contesto cittadino, la programmazione musicale sia affidata più alla sporadicità del caso che ad una scena ben definita capace di agire da catalizzatore. E dall’altra uno storico locale di Latina come il “Circolo H” chiude i battenti. Cosa ne pensi al riguardo?

C’ero c’ero, ci abbiamo anche suonato con i Benza. Penso tutto il bene possibile per questi locali coraggiosi che fanno una programmazione non-cover/tribute band. Per il Circolo è stato un dispiacere sicuramente. Io devo ammettere che ci sono andato abbastanza di rado a vedere le serate ma io generalmente non faccio vita sociale in quanto troppo preso dalla vita da genitore. Sono mancati clamorosamente i giovani però.

16) Spesso si ha l’impressione che tutto il panorama musicale stia cambiando; da una parte il mercato digitale (al netto del rinnovato interesse per i vinili), dall’altra la mancanza di una scena musicale preponderante quale poteva essere il “Grunge” nei primi anni 90. Questo sembra aver comportato un nuovo modo di fruire la musica (diverso da quello al quale siamo stati sempre abituati, almeno noi quasi cinquantenni).

La fruizione moderna, alla Spotify per intenderci, la detesto. Mi pare così difficile oggi mettersi seduti in cuffia ed ascoltare un album intero senza fare altre cose contemporaneamente. Solo in quel modo potevi assaporare l’opera, capirla al 100%, rifiutarla o accettarla e amarla, farla tua. Non mi piace. Infatti quando mi capita di ascoltare roba online faccio sempre in modo di preferire gli streams “full album”.