I Migliori Album Italiani Del 2016

In Italia? Il referendum abrogativo contro le trivellazioni e la terra che trema ad Amatrice; le seguenti scosse di Macerata ed il referendum Costituzionale che sancirà la caduta del governo Renzi. E mentre Piero Gentiloni succede al Fiorentino rampante, nel nostro piccolo contesto ci preme ricordare lo scandalo “reticketing“, e la sempre verde consuetudine del presenziare ai grandi avvenimenti musicali snobbando le piccole realtà – salvo poi auto-insignirsi della ormai fatua effige di “Ruocker” (da calendario). Calcutta se ne fotte dei reading salutando Renzo e Lucia con uno “Scialla”, mentre Agnelli (Manuel) si piglia le bastonate dai duri e puri dell’underground nostrano per aver disilluso una generazione su cui probabilmente scatarrava già da tempo. I Pop X sbavano nei video nel tentativo di riportare in auge un clima da autoscontro in salsa Rumena. Il mezzo televisivo annaspa, al cinema ci sono i super eroi e le serie televisive sembrano l’unico trait d’union per una generazione che forse non ha mai avuto un media culturale portante; globalizzata? Forse annacquata.

Questa, invece, è la classifica dei 50 dischi italiani che potevate ascoltare invece di andare a cercare i Pokemon per strada.

Ah! la splendida foto che ritrae Alessandro Fiori qui sopra è di Laura Penna.

#50ITALIANI

1. Alessandro Fiori – Plancton

Non c’è cornice, o perlomeno non ci sono quelle tacche narrative a cui Fiori ci aveva abituato, regolari nel alessandro-fiori-planctonloro stile unico ma sempre con accordo finale. Qui c’è solo un magma che si muove incessantemente, tra suoni gorgoglianti, elettrici ed elettronici, mescolati in un magnifico casino armonico – rendiamo grazie a Tasto Esc e a Frnkbrt. Un flusso di parole che dalla superficie scende e risale continuamente. I suoni cupi di un’odissea sottomarina (“Plancton”), la canzonetta da paese dei balocchi che va in pezzi (“Piazzale Michelangelo”), i gatti fotografati dall’occhio umano in mezzo alla neve: mentre l’essere umano registra con spietata grazia la scoperta che “non c’è margine d’amore” (“Margine“), prendendo atto della natura misteriosa del trapasso (“Io ho paura“). La dimenticanza d’amore è malattia (“Ivo e Maria“): come si fa a dire in un colpo solo il giusto necessario? Stando in quel punto immaginario che è lo zenit. Che è dove Alessandro Fiori sta da sempre. In Plancton con un valore aggiunto: ha mollato tutto, ha vagato, si è un po’ agitato dopodiché si è illuminato come non mai. [continua]

2. Francesco Motta – La Fine Dei Vent’Anni

La fine dei vent’anni è un disco pieno: di urgenza, di passione, di parole sputate fuori amaramente e di WW037-mottasoluzioni musicali variegate e spiazzanti. Dentro ci troviamo universi distanti come i BRMC o Manu Chao, chitarre scintillati di smithsiana memoria,l’ elettronica ad impreziosire le melodie, echi psichedelici e richiami tribali di ascendenza etnica che fanno persino pensare all’Africa del Mali. La mano sapiente di Sinigallia si sente in molte tracce: in alcune sembra quasi prendere il sopravvento (“Sei bella davvero”, “Mio padre era un comunista”) in altre si sposa perfettamente con la personalità di Motta (“Roma stasera”, “Prima o Poi ci Passerà” – forse gli episodi musicalmente più impressionanti del disco), in altri si mette al servizio della personalità e della veemenza di Francesco, facendo brillare pezzi già di per sé ottimi come “Del tempo che passa la felicità” o “Se Continuiamo a Correre”. L’impressione è che la voce di Motta, così peculiare e graffiante, si sposi ancora meglio laddove il canto diventa quasi urlato, fino a farsi sgraziato, ma stupisce davvero ascoltarla completamente trasformata in altri passaggi, come in quel mantra ipnotico che è “Prenditi quello che vuoi”, segno evidente di un nuovo percorso intrapreso anche da quel punto di vista. [continua]

3. His Clancyness – Isolation Culture

Il secondo capitolo nasce però da un assunto evidenziato fin da subito nel titolo, e che ben si lega con la his-clancyness-isolation-culturesituazione in cui versa il nostro paese. Parliamo ovviamente di come il comparto culturale, in questo caso musicale, venga considerato nel contesto nazionale. Una frustrazione diffusa nell’ambiente, figlia della mancanza di contenuti e affossata dalla metodologia spicciola con cui gli stessi vengono assorbiti dalla maggioranza dell’audience. Oramai priva dello scambio culturale, pratica necessaria per chiunque si professi appassionato di qualsiasi disciplina artistica, la cultura autoctona (e non solo) viene così immersa indissolubilmente nell’entertainment veicolato dai media, lasciando poco spazio all’underground – anche in quest’ottica si era pensato ad un titolo invertito (“Culture Isolation“) capace di puntare maggiormente il dito sulla situazione italiana, poi passato in cavalleria; in ogni caso il tutto è ben descritto nel brano “Dreams Building“. Isolation Culture si propone dunque come vessillifero nei confronti di una centralità culturale ormai sopita da anni nel nostro paese. [continua]

4. Marnero – La Malora

I Marnero, al quarto episodio — terzo della “Trilogia del fallimento” dopo: “Naufragio Universale” e “Il marnero-la-maloraSopravvissuto” — impreziosiscono una discografia già eccellente, con l’album forse più a fuoco; aggiungendo a corollario il testo “La Malora” (Bebert Edizioni) da cui vengono tratte le vicissitudini affrontate dai personaggi all’interno del disco. Bolognesi, provenienti dal circuito punk felsineo come prosecuzione ed evoluzione del progetto Laghetto — se amate il genere ne avrete sentito parlare, altrimenti non perdete un secondo e fiondatevi dall’uomo pera —, nel tempo hanno saputo cambiare pelle e suono mediante un approccio meno caricaturale, qui legato alla narrazione cruda del vivere sotto scacco. Come successo per il loro suono, anche i personaggi di queste vicende sono chiamati quantomeno alla ricerca di soluzioni alternative in uno spasmo vitale che nella migliore delle ipotesi li porterà alla deriva — anche di genere. [continua]

5. Marlene Kuntz – Lunga Attesa

La ricerca musicale negli anni ha tenuto il passo con l’attenzione per i testi, e la direzione non è mai stata marlene-kuntz_lunga-attesaquella di proporre riff orecchiabili che restassero impressi, o slogan da imparare a memoria. Un disco quindi che richiede ascolto e probabilmente anche un giusto spirito per entrarci dentro. Difficile ipotizzare quale sarà il suo impatto sul “giovane” del 2016 che non abbia vissuto a spese proprie cosa sia stata la musica rock in Italia negli anni 90; lontano dagli ambienti “mainstream” e “social” che condizionano la cultura musicale oggi, anche quella rock. Certo con questo disco i Marlene confermano di non voler scendere a compromessi, di essere consapevoli della strada fatta – “Tutta una vita passata a combattere Come i fantasmi, le copie, le ambiguità E ora son qui che riesco bene a comprendere, che la vicenda la sua complessità miserevole” – (Sulla strada dei ricordi). “Lunga Attesa” è stato registrato e mixato da Riccardo Parravicini al MAM Studio di Marene (CN) e masterizzato da Giovanni Versari a La Maestà Mastering di Tredozio (FC). Supervisione al suono di Riccardo Tesio. [continua]

6. Afterhours – Folfiri o Folfox

Un disco monumentale, e tuttavia una statua di minor attrazione turistica nella città storica degli Afterhours Folfiri o FolfoxAfterhours. Non per questo, un’opera meno affascinante. Un disco che prova a rialzare la posta, senza sbancare, ma perdendo per un soffio (comunque vitale) la rinascita che c’era in palio. Perché “Folfiri o Folfox”, malgrado gli inevitabili echi del passato, non è un greatest hits in incognito, bensì il tentativo, splendidamente abortito, di rimettere in discussione il proprio linguaggio, e di osare ancora una volta. Un’opera divisa in due. Come una scissione. Come un addio. O uno spartiacque, un bivio, un aut-aut. Una particella disgiuntiva nella storia del gruppo, ribadiamolo. Qualche nuovo evergreen, c’è da scommetterci, resterà impigliato nella rete del repertorio di punta. Ma per saperlo dovremo aspettare il tour (non quello imminente, ma del disco che verrà in futuro). E se proprio vogliamo rinfacciargli qualcosa, a Manuel Agnelli, è di averci colpito al cuore troppo presto, rispetto alla chimera della durata complessiva. Precisamente al minuto 2:48 di “Grande”, il primo brano, il migliore dell’album, a dire il vero fra i migliori di sempre. [continua]

7. Niccolò Fabi – Una Somma Di Piccole Cose

Una somma di piccole cose” è una di queste piccole isole. Facilmente riconoscibile all’orizzonte, se si nicolo fabi una somma di piccole coseascoltano pezzi come “Una mano sugli occhi” o “Facciamo finta”, un’isola per chi ha voglia di restare sospeso, tra cielo e terra, il tempo necessario. Un disco volutamente confidenziale, che può arrivare come un pugno nello stomaco, per il suo carico emotivo, e che disarma, a tratti, per la sua “semplicità”: quella arpeggiata e sommessa di “Filosofia agricola”, quella incalzante di “Non vale più”, quella cristallina e devastante di “Vince chi molla”, brano che chiude il disco. Non deve essere facile per un cantautore navigato sfidare il mostro della retorica per trovare il punto di equilibrio tra ciò che vuole dire e come vuole trasmetterlo: è come cercare il proprio modo di essere e provare a cantarlo. È la sfida del dare una forma artistica all’autenticità, coltivata nel tempo che inesorabilmente avanza. Ma arrivati a una certa età, coi capelli tutti bianchi, c’è forse altra scelta? [continua]

8. Confrontational – Kingdom Of Night

Nove brani dall’intensità sconvolgente che giocano questa volta sull’aumento del ritmo, sul battito confrontational-kingdom-of-nightcardiaco, mutuando l’incedere emozionale dei film di Carpenter – il cui figlio Cody appare al Synth in “Crimson Curtains“. Più cupo, sicuramente profondo del suo predecessore, “Kingdom Of Night” mette l’accento sulla melodia alla ricerca dell’anthem crepuscolare. L’opener “Kingdom Come” (à la Goblin) – ricordate le splendide colonne sonore per Dario Argento? – apre le porte dell’occulto, mettendo fin da subito le cose in chiaro sull’evoluzione stilistica del progetto Confrontational. E’ infatti un’elettronica in odore di eighties quella che si fa strada fin da subito come un’orda di incubi fuoriusciti dal vuoto, catapultandoci all’interno di un universo parallelo dominato dalle ombre, dove nulla è dettato dal nostro volere ma strumentalizzato dai bassi istinti. I Depeche Mode più malvagi della storia fanno capolino da “Midnight Wings” attraverso una malinconia cinematografica portata in dote da Ugo Laurenti – il compositore italiano dietro “Nocturnal Voices” di Pupi Avati. [continua]

9. Isterica – Pensieri Parole Opere Omissioni

Mentre il Punk nostrano, specie quello di ultima generazione, continua a volgere lo sguardo verso isterica-pensieri-parole-opere-omissionioccidente nella speranza di comprendere (spesso invano) il significato del monito lanciato nei confronti di una civiltà in declino: c’è chi guarda con devozione in casa propria. Perché sappiatelo, noi italiani in materia non siamo secondi a nessuno. Lo sanno benissimo gli Isterica che nel loro debutto “Pensieri Parole Opere Omissioni” fondono trent’anni di musica riottosa autoctona con quelle tematiche che oggi più che mai porgono il fianco alle invettive del trio. Gaznevada, Negazione, Decibel e CCCP i numi tutelari, qui rivisitati con grande urgenza e piglio Pop-Punk. Gli Isterica però non vengono propriamente dal nulla. Vania Comignani (Voce), Gino Russo (Batteria, già con Fiftyniners e Santo Niente) e Damiano Bosica (Chitarra, Voce, già con i Rockin’ Riot), fondano la band nel 2014 in quel di Londra, mantenendo Pescara come punto d’incontro. Questo debutto nasce infatti all’interno del Noiselab Studios di Giulianova (Te), dove sotto la guida di Sergio Pomante (Ulan Bator, Captain Mantell) registreranno le undici tracce in oggetto. [continua]

10. Devils – Sin, you Sinners!

Estate 2015. Erika e Gianni sono in sala prove, hanno appena deciso che lei sarebbe stata dietro le pelli e devils-sin-you-sinnerslui alla chitarra. Sono un bel duo, ed in quel buco costruiscono le basi del proprio suono. Nient’altro che sudore e frastuono, alla ricerca dei brani da inserire in quello che sarà il loro esordio: una cartucciera di pezzi di cui solo dieci sopravviveranno alla seguente prova su strada – il tour invernale. Dal vivo sono irresistibili, e la ragione sociale la prendono dalla celebre pellicola di Ken Russell, “The Devils” (1971), film accusato di blasfemia alla mostra del cinema di Venezia. Le maschere di scena arrivano invece da un immaginario truculento: la storia ufficiale narra di una notte brava e del seguente risveglio; nudi per strada. I primi passanti furono un prete e una suora: brutalmente pestati, stuprati e derubati delle proprie vesti. Poi la svolta, di quelle importanti. Jim Diamond dei “The Dirtbombs” accetta di produrre “Sin, you Sinners!“, l’esordio su lunga distanza della band campana; e come se non bastasse, lo stesso giorno in cui terminarono l’album ebbero l’occasione di farlo ascoltare al mitico Reverend Beat-Man – Il proprietario della “Voodoo Rhythm Records”. Istant love e contratto firmato con l’etichetta Svizzera. [continua]

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11. Pater Nembrot – Nusun

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12. Khompa – The Shape Of Drums To Come

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13. Fuzz Orchestra – Uccideteli Tutti! Dio Riconoscerà I Suoi

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14. Tutti I Colori Del Buio – Initiation Into Nothingness

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15. Verdena / Iosonouncane

16. Hate & Merda – La Capitale Del Male

17. The Giornalisti – Completamente Sold Out

18. Black Rainbows – Stellar Prophecy

19. King Mastino – Sail Away

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20. Winter Severity Index – Human Taxonomy

21. Temporal Sluts – Modern Slavery Protocol

22. Dade City Days – VHS

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23. Avvoltoi – Confessioni Di Un Povero Imbecille

24. Venus In Furs – Carnival

25. Sunday Morning – Let It Burn

26. Them Bulls – st

27. Deadsmoke – st

28. Urali – Persona

29. Ohio Kid – Everyone Was Sleeping As If The Universe Were A Mistake

30. Spartiti – Austerità

31. Daniele Silvestri – Acrobati

32. Giuda – Speaks Evil

33. Action Dead Mouse – Cascata

34. P.O.M.A – Paranoid Room

Dagger Moth

35. Dagger Moth – Silk Around the Marrow

36. Muschio – Zeda

37. Istvan – st

38. Bangarang! – Religione Catodica

39. Niagara – Hyperocean

40. Zippo – After Us

41. Polar For The Masses – Fuori

42. Brothers in Law – Raise

43. WrongOnYou – Mountain Man EP

44. Sorge – La Guerra Di Domani

45. Hidden Hind – Hidden Hind EP

46. Titor – L’Ultimo

Nadàr Solo

47. Nadar Solo – Semplice

Mother island Wet Moon

48. Mother Island – Wet Moon

49. Collettivo Ginsberg – Tropico

50. Giulia’s Mother – Truth