Tocca a Prato ad ospitare la seconda delle tre date italiane (le altre a Ferrara e Milano) degli islandesi Sigur Ròs, attuali portabandiera del più crepuscolare post-rock o se preferite del rock sperimentale. Ed è già un evento, data la scarsa inclinazione della patria del “cencio” ad offrire eventi di questo calibro artistico-musicale. La cornice scelta tra l’altro è molto suggestiva, ovvero l’anfiteatro del Museo Pecci, famoso anche per l’ottima resa sonora. Io mi ero perso la data fiorentina dello scorso anno, quindi ero particolarmente curioso ed ansioso di poter apprezzare dal vivo le magiche atmosfere che i Sigur Ròs riescono puntualmente a creare sui loro bellissimi dischi. Nei pressi dei cancelli dell’anfiteatro la gente si lascia andare a commenti entusiastici sui loro dischi e c’è chi giura di aver assistito al concerto più emozionante della propria vita riferendosi a quello della passata tournèe. Una volta entrato mi scelgo una posizione centrale sulle gradinate dell’anfiteatro (tra l’altro roventi a causa dell’asfissiante caldo che assilla la Toscana in questi giorni) in modo da poter essere al centro del sound dei Sigur Ròs. Non è ancora del tutto calato il sole quando i nostri, in compagnia dell’ormai immancabile quartetto d’archi tutto al femminile “Amina”, decidono di cominciare il concerto con un trittico da brividi estratto dal loro ultimo album: “Vaka”, “Fyrsta”, “Samskeyti”. Ed è subito magia, un impatto sonoro da brividi, una eleganza al contempo smentita da improvvise ed acide ruvidezze che lasciano tutti gli oltre 1000 presenti a bocca aperta. Assolutamente surreali i momenti “piano”, dove si potrebbe sentir cadere uno spillo, tanta è l’attenzione e il rispetto che il pubblico riserva ai Sigur Ròs. Un muro di suono spaventoso viene provocato dalla chitarra di Jonsi quando viene “maltrattata” dal suo archetto in “Ny Battery”, in cui si può avvertire il violento pugno della musica entrarci dentro, a cui risponde di lì a breve un carezzevole concentrato crepuscolare di cupe ma suadenti melodie, tra respiri per riprendere fiato, sguardi che si riprendono da uno stato catartico provocato dalle ora celestiali, ora sinistre note di questi fantastici giovani islandesi. Il concerto prosegue alternando brani dal grandioso “Agaetis Bjryun” al più recente “()”, ma la sensazione che si ha
Per quanto mi riguarda, un concerto da 10 e lode, sotto tutti i punti di vista, uno dei pochi che abbia rapito la mia attenzione per tutta la sua durata regalandomi emozioni irripetibili. Al termine credo di aver assistito a circa 3 minuti di standing ovation di un pubblico che ha richiamato fuori i Sigur Ròs più volte per l’ultimo saluto, segno chiaro ed indiscutibile dell’ esaltante prova di cui i nostri sono stati capaci. Prato questa sera ha conosciuto un grande concerto e una grande band che ha regalato quasi due ore di musica straordinaria in una cornice davvero azzeccata per ospitare un simile spettacolo. Spero solo che altri eventi di simile caratura in futuro potranno essere apprezzati in questo suggestivo, elegante nonché musicalmente funzionale e gran bell’anfiteatro.