Perché siamo sinceri, un concerto perfetto non lo è stato; e non si parla di problemi tecnici, cui fortunatamente il set è stato scevro, ma di una struttura fin troppo statica dei pezzi che faceva fatica ad emozionare. In poche parole la prima mezz’ora di set passa totalmente tutta uguale, sia nelle pose dei due, perennemente in piedi chiusi in sé stessi a suonare, sia nella musica che, durante i pezzi, sembra un pò tutta uguale
Un difetto che hanno i Kings Of Convenience live è quello di non riuscire a tirare fuori subito la parte gioiosa dei loro pezzi, lasciandola soffocare da un mare di malinconia che, per quanto bella, non rende perfettamente l’atmosfera che i due vorrebbero trasmettere. Un’atmosfera che di colpo esplode, lasciando da parte ogni dichiarazione fatta fin d’ora. Galeotta fu una battuta del rosso norvegese, l’ennesima lamentela a volto sorridente verso le luci: ad un tratto queste si abbassano e si spengono totalmente. Il duo, per nulla spiazzato (probabilmente una pensata studiata precedentemente), dopo aver chiamato sul palco un violinista e un bassista acustico, suona totalmente al buio. L’emozione di vedere un’intera arena, gremita di centinaia d’accendini accesi è di una bellezza da far piangere, e la musica si fa perfetta cornice di un momento che ha del magico. Da quell’attimo in poi, la dimensione musicale del duo prende forma: non più musica, ma accompagnamento di momenti. Difficile descrivere la gioia di provare a seguire la musica accompagnandola con schiocchi di dita, come suggeriscono di fare i musicisti; ancora più difficile descrivere la gioia d’Erlend Øye di ballare durante i pezzi, in modo quasi ubriaco e certamente istrionico, che non fa altro che accaparrare la simpatia del pubblico e battiti costanti di mani e applausi.
Passano così molti pezzi dell’ultima loro fatica, Riot On Empty Street, in un coacervo di gioia, dove la musica non tenta più di mostrare la sua malinconia, ma fa esplodere la parte gioiosa tenuta sempre nascosta da un’esibizione fin troppo formale. Durante I'd Rather Dance With You, Erlend Øye fa aprire le transenne sotto al palco e invita la gente a ballare. Una gigantesca festa dove il pubblico
Ps. Da citare assolutamente la geniale frase dei due: “Roma, duemila anni fa ha conquistato l’intero mondo. Meno che la Norvegia!” .. come si fa a non farseli piacere..