Nella piccola cornice del Big-Bang, con il suo palco tanto familiare da poter stare seduti di fronte ad esso durante il gruppo spalla, si esibiscono per primi i Farmer Sea, giovane, affermata e confermata realtà italiana, proponendo un indie – pop fresco è frizzante dai richiami Grandaddy. I 4 hanno un’ottima padronanza del palco e sono pronti per un debutto che fa ben sperare: le canzoni sono non solo orecchiabili quel tanto che basta per affacciarsi in classifica, ma anche arrangiate ottimamente, con ritmi alla Pavement e atmosfere alla Ed Harcout, il tutto condito delicatamente con un’elettronica glitch, di quella che impreziosisce senza stravolgere.
Ottimo set, peccato non essere riuscito a beccarli dopo il concerto… sono rimasto 30 minuti al loro banchetto aspettando che qualcuno si affacciasse per sapere quanto costava il loro, ma niente…
E nel frattempo Lightspeed Champion era praticamente pronto, quindi ho dovuto lasciare il piccolo stand per procurarmi un posto accanto allo stage.
Lightspeed è un tipo particolare: dove lo metti, sta. Qualsiasi sia il palco, la situazione, o anche la band che lo accompagna si trova bene, si sente a suo agio, sembra aver già vissuto in questi luoghi. Accompagnato da un violinista, un bassista, e una batterista, imbraccia la sua chitarra e saluta tutti.
Che tipo! Stretto in un completo super-skinny-fit, con un cappello in testa da clima siberiano,
Il live è breve, anche se sarebbe potuto andare avanti almeno per un’altra ora. Ascoltando i primi pezzi (Tell Me What Its Worth e Galaxy of the lost) ci si accorge della semplicità e della genialità delle composizioni: ci sono sfumature di Beck, richiami agli Okkervil River, un tocco acustico diretto di chi passa pomeriggi ad arpeggiare con la chitarra e conosce bene i classici del passato, dai Beatles a Cash. Chissà quante ne ha nel cassetto! Davvero molte se durante il concerto già ci parla del prossimo disco!
L’atmosfera è rilassata, e i 4 sulpalco sono davvero in forma, scherzano tra di loro, si scambiando strumenti tra un pezzo e l’altro e, tra una battuta e l’altra, c’è tempo anche per presentare qualche outtake, dai toni più rock e la cadenza più ritmata (come si suol dire, vedi filmato…).
E se la band era stupita per l’ovazione da bis chissà che faccia hanno fatto quando sono usciti! Li vedo mentre mi allontano, circondati dalla folla che firmano le scalette, si mettono in posa per le foto, chiacchierano con i presenti bevendo birra.
Io invece sono di nuovo al banchetto dei Farmer Sea, forse in pochi si sono resi conto del loro valore… Aspetto altri 10 minuti, 15 minuti… non si vede nessuno… E alla fine sono costretto a fare quello che non volevo fare: mi tocca “prendere” l’ep dei 4 senza pagare.
Cari Farmer Sea, ebbene sì, l’ho fatto… ma non è stata colpa mia, ma bensì vostra: siete troppo bravi, vi auguro quanto di meglio può offrirvi la scena musicale italiana.
E vi devo i soldi per il vostro Helsinki under the great snow.