Tanta gente qui al Palasharp, c’è una lunga coda e si respira aria di evento. La band di Agnelli che suona a Milano è un po’ come il Milan che gioca a San Siro in una domenica di campionato, quindi evento non è. Ma la gente non lo sa e riempie il palazzetto.
Poi inizia lo spettacolo, il gruppo è più in palla di altre volte ma diciamolo: è il solito loro concerto, un altro concerto da grande band rock, con tutti i correlati positivi e negativi che questa affermazione ne consegue. Dal punto di vista musicale le versioni leggermente riarrangate dei pezzi vecchi non suonano affatto male, le canzoni nuove sono invece quello che sono, certamente non brutte ma
L’ora di concerto e i bis. Gia visti.
Voglio una pelle splendida cantata tra il pubblico. Già vista.
Cortez the killer cantata con Cesare Basile. Già vista.
La versione inutile e lenta di Non sono immaginario. Putroppo già vista e sentita.
Agnelli che però la dedica ad un difensore scarsino. Ah no, questo mi mancava.
Un concertone rock. Il solito. Oppure, se vogliamo cercare analogie in sintonia con la scenografia (che ricalca ne più ne meno la copertina di ‘I milanesi ammazzano il sabato’) quasi tutte le volte che ho assistito ad un loro
Dopo 4 dischi in inglese, 6 in italiano, dopo un live e anni di esperienza io mi sento oramai in dovere di pretendere qualcosa di più.
Foto di M** e Elisabetta Bellosta