Difficile vedere un brutto concerto di mister Cave. Impossibile direi visto che comunque il buon Nick sa stare sul palco come pochi. Dunque quello all’Alcatraz di Milano con i sempre fedeli Bad Seeds (voto dieci ai due batteristi Jim Sclavunos e Thomas Wydler) è stato un bel concerto, ma è estremamente lontano dall’essere un gran concerto. E un po’ lo si poteva prevedere, con una scaletta incentrata sull’ultimo disco, ‘Dig, Lazarus, Dig!!!’, forse il peggiore della discografia del nostro King Ink, anche se devo ammettere che ‘Nocturama’ mi manca. Quindi per un disco pieno di canzoni pop ma senza il solito mordente che alla fine il nostro songwriter preferito riesce a mettere, ecco un concerto che in parte ne risente e l’impatto live non riesce a togliermi i dubbi. Non si tratta di pezzi brutti (“sembrano pezzi di Springsteen” sentenzia un sagace amico) ma che, facendo un paragone con gli altri, fanno (scusate il gergo tecnico) abbastanza cagare: è bastata una vecchissima (ma eseguita in maniera ultra potente) Hard on for love per far impallidire ancora di più queste nuove composizioni. E non c’è nemmeno da raccontare quello che invece è successo quando è partita Papa won’t leave you, Henry, o una versione crepuscolare e sofferente di The mercy seat. Altri mondi. Soprattutto quando The ship song riempie l’aria e i cuori, eseguita splendidamente e davvero lacrime agli occhi.
Se vogliamo continuare con i paragoni, beh, a confronto con quella monumentale esibizione di qualche anno fa (stesso luogo, Alcatraz, ma altri tempi, era il novembre del 2004), questa è un po’ così così. Mi sono divertito eh, però insomma Nick, puoi e devi fare di meglio. Però bisogna ammetterlo: nonostante i baffi orribili e la stempiatura, nonostante un po’ di arrancamento per fiato corto, nonostante un’ultima parte in t-shirt nera che non nascondeva gli anni che passano, ha tenuto il palco in modo grandioso, tra un “Mille fuckin’ grazie” e un “You’re fan-fucking-tastic”.
Discutibili alcuni arrangiamenti come quello di Deanna (ma rimane un gran pezzo e comunque il risultato alla fine viene portato a casa) o una Get ready for love con un bridge stravolto (e stravolto male). Però se in una sola serata senti delle canzoni (e canzoni anche eseguite molto bene) come Red right hand, Stagger Lee, Nobody’s baby now e Into my arms, beh allora minchia! Quindi Nick, ascolta un cretino: non sei obbligato per forza a suonare due ore, fai così, la prossima volta evita tutte i riempitivi e le banalità, lascia la tua telecaster a casa, leva quelle chitarrine a Warren Ellis, suona anche solo mezz’ora… sarà memorabile.