Audio: acufeni per tre giorni. Audio martellante, sovrastante e sovraeccitante, l’Init è saturo, una bomba di suono senza valvola di sfogo, che non sia l’istinto di dimenarsi, ballare, e pogare come non facevi dagli anni ’90. Il suono è giustamente strabordante, senza freni, senza limiti, oltre i range del pericolo e del buon senso, ma il tutto rimane abbastanza percepibile. Il fonico fa del suo meglio per portare a casa un buon risultato, e ci riesce, da una partita che si preannunciava impossibile, voto 8. Le frequenze che avete perso non vi servivano poi tanto.
Setlist: ci rinuncio. Se qualcuno l’ha fatta su un altro sito, vuol dire che non si è divertito a dovere.
Momento migliore: è quello in cui il rumore, il martellamento ritmico e visivo ti fanno perdere la percezione del pericolo, dei tuo freni inibitori, e del tuo istinto di autoconservazione, e ti lanci spontaneamente due file prima verso il palco, vicino al tipo più scalmanato per dare il via all’esorcismo della tua rabbia e della tua frustrazione, il piacere di farsi sbattere a destra e a manca, di sentire il contatto violento con gli altri, di provare dolore. Effetto rave assicurato, catarsi, amen.
Pubblico: davvero curioso, eterogeneo, gente da rave ce n’è poca, direi. Gente barba anni novanta una nutrita schiera, l’eyeliner o i capelli pittati, ci sono, non sono tanti ma ci sono, ed è già tanto, ma l’impresisone generale è che le spillette indine siano presenti in larga misura quasi quanto le barbe.
Da segnalare TANTE RAGAZZE. Pogo coi barba, ignoro il resto (forse faccio infuriare una ragazza nichilista dietro di me che voleva ballare coreograficamente accanto al suo barbapapà).
Durata: Q.B.
Locura: il cocktail che mi si apre dopo una spallata e mi cola addosso fino quasi all’ultima goccia.
Conclusione: se vi va di ubriacarvi, pogare, sfogarvi, ed essere felici per qualche giorno andate a vedervi gli ATR. Ich bien ein berliner, come disse Kennedy.