Audio: lo stregone del mixer e del beatmeaking Adrian Sherwood è clamorosamente assente. Gli avvistamenti e le dita puntate verso il primo incolpevole pelato presente in sala sono tutti falsi allarmi. Ciò non di meno i suoni sono ottimi e gli effetti sembrano ripresi paro paro dalle incisioni. Il basso di Don Catsis regge la baracca per tutta la durata del set e, appena può, la butta giù in dub spinto.
Momento migliore: “here’s our last song, thank you all for being here…” – grida di protesta in sala – “c’mon guys, we are tired”. Segue il riff di We are Time.
Pubblico: è un evento gentilmente offerto dal Traffic Festival e quindi abbondano gli avventori dell’aggratis: il locale è in sold out già prima delle 22.30. Per il resto molti curiosi e qualche irriducibile appassionato della prima ora, che lamenta la scarsa durata del live (“suonate una volta ogni vent’anni”). Pochi e malcapitati i giovincelli che si sono bevuti la storia de “i papà degli !!!”. Per essere una data ascritta al calendario della rassegna MiTo manca la classica coppietta di anziani comodamente seduta sugli sgabelli con tanto di programma alla mano che era venuta a marcar visita in qualche altra occasione. Modo di sedersi, d’altra parte, qui non ce ne sarebbe proprio stato.
Conclusione: finita la sbornia memorialistica con i vecchi compagni di merenda, sarà tempo di tornare al lavoro. L’ennesima band di ’80 e dintorni che cala l’asso della reunion, dunque, magari nel tentativo di acchiappare le briciole lasciate dai suoi ingrati pronipoti? Forse, ma se lo spirito e la qualità del materiale sono quelli ascoltati stasera, preparatevi ad accogliere Stewart e i suoi tra le poche ma buonissime formazioni che hanno potuto godere di una seconda vita. Post- post-punk.
Foto di Stefano Maselli