Mine smell like honey
La lista degli invitati al quindicesimo album in studio dei Rem metteva addosso un po’ paura. Ti pareva che, dopo quella smagliante prova di sobrietà e asciuttezza che è stato Accelerate, non ci toccava il classico disco autocelebrativo, con tanto di amici e parenti a banchetto per rendere onore. Che poi, passino Eddie Vedder, Patti Smith e il suo Lenny Kaye, che da sempre camminano su territori contigui a quelli del terzetto di Athens, ma lì in mezzo Peaches che diavolo ci sta a fare?
Timori, questi, che all’ascolto si rivelano perlopiù infondati. La riconferma di Jacknife Lee in cabina di regia fa del sound di Collapse Into Now un vero attestato di “remitudine”, così rigoroso che chi arriva da fuori deve adattarsi oppure sparire. E se la voce della Smith spicca sulla conclusiva Blue, seguendo il copione già collaudato per E-Bow the letter (Mike parlante – Patti cantante), le altre due presenze eccellenti si mimetizzano senza troppa fatica fra le fila dei coristi. A questo i giro i Rem sono sia i festeggiati che quelli i mastri cerimonieri. E la notizia è buona soltanto a metà.
Accelerate e il relativo tour sono scomode pietre di paragone: e non per avere aggiunto qualcosa di inedito alla carriera del gruppo, ma semplicemente per averci saputo ricordare i motivi per cui amiamo i Rem: una delle poche band da stadio che sa fare a meno di effetti speciali e pirotecniche, musicisti prima ancora che rockstar. Questi solchi sembrano invece voler tenere un piede in due scarpe, come se – in vista di una possibile uscita di scena – il trio non volesse lasciarsi indietro niente: né la musica né il mito.