Audio: L’Init è un locale tutto sostanza. Vanta un bellissimo suono, che, specie per i concerti più chitarristici e violenti rende alla perfezione e con fedeltà quello che la band vorrebbe passare. Funziona benissimo, nel suo spartano rigore, per investirti di una bordata di suoni e di feedback. Ritengo necessario dirlo perché, tanto per capirci, all’Init ho visto suonare gli Atari Teenage Riot con dei suoni strepitosi, ed uno dei migliori concerti dei Black Mountain, quello di In The Future, fiero sudato e potente. E anche nel caso del Santo Niente la magia sonora si ripete. C’entra poco con la recensione in questione, ma insomma, lo volevo sottolineare: massimo rispetto all’Init.
Setlist: un primo terzetto di brani, tra cui Junkie e Divora, vengono eseguiti dal duo Umberto Palazzo + chitarra d’appoggio, ed è solo a metà dell’esecuzione di Divora che tutta la band sale sul palco, generando un bellissimo rumore che riporta testa e pensiero agli anni ’90 di Seattle e all’italiano Consorzio. Da qui in poi la setlist è calamitata dal livore acido dei primi due dischi (La vita è facile, ‘Sei Na Ru Mo’ No Wa Na ‘i), mentre pochissimi accenni sono riservati agli episodi più pacati de Il fiore dell’agave. La sequenza prevede episodi violenti: Come Ombra, Fiction, E’ Aria, Cuore di Puttana, Storia Breve, Elvira, Prima della Caduta, Occhiali Scuri, Angelo Nero, e così via. Certo non manca Luna Viola, che Umberto Palazzo sembra voler buttare un po’ lì, come a dire “beh questo è quanto”, ma che si carica comunque di elettricità.
Pubblico: l’Init non vanta il pubblico di affezionati del sabato sera dell’attinente Circolo degli Artisti, e la finale di Champions poteva costituire un grave ostacolo alla riuscita della serata, che invece non si rivela un buco. Età media ovviamente più alta, Il Santo Niente appartiene a quella generazione lì, che però è devota e coinvolta. Piacevolissima serata, baciata da un clima mite e fresco, che spinge in molti alla bevuta fuori, nel giardinetto del locale, sotto i pini e l’acquedotto romano.
Locura: no.
Conclusione: Umberto Palazzo e il Santo Niente donano al pubblico di affezionati un concerto per niente paraculo, per niente ammiccante, frutto invece della voglia di suonare violentemente, di sfogare frustrazioni, di investire elettricamente. L’emozione passa, la band stra-convince, Umberto P. si rivela in forma e ben concentrato allo scopo. Un ritorno alle origini che però sembra voler guardare avanti, al futuro. Non ci resta che stare a vedere.
Le foto non si riferiscono al concerto recensito e sono di Emiliano Verrocchio
Riprese Live di Ida Stamile