So Gone (What My Mind Says)
Inizia sotto auspici controversi la nuova vita di Jill Scott, unanimemente una delle voci più intriganti del neo-soul, al pari (o quasi) di – nominiamola subito – Erykah Badu. Dopo l’elogiatissima triologia della serie Worlds & Sounds che l’ha lanciata grazie alla piccola etichetta Hidden Beach, la Scott arriva su major, con un album stratificato, ricco e raffinato, ma decisamente solare, sin dal titolo, che si intona con le novità della sua vita privata (un nuovo amore dopo il divorzio e la nascita del primo figlio). Ma è appunto un album molto carico di intenzioni, probabilmente troppe e soffre questa sua storicizzazione più del dovuto, chiedendo un ascolto partecipativo per il quale non è sempre all’altezza.
Nel complesso un album che ha frecce pungenti nella propria faretra: Hear My Call, arriva dritta al cuore, Quick è un altro simpatico scherzetto voce, basso e batteria, e in generale ci sono cose all’altezza della migliore Alicia Keys. Rimane un album farcito di sé stesso, difficile da digerire, se non concedendogli un dignitoso sfondo, portatore di una volontà “totemica” che lo rende insieme qualcosa più e qualcosa meno dell’oggetto ornamentale. Rispetto alle premesse però, di un’artista dal potenziale enorme e lo spirito da poetessa del soul, possiamo aspettarci davvero qualcosa di più, almeno per il futuro della nuova Jill Scott.