Audio: “Accogliente” e calibrato quanto basta per poter godere appieno delle peculiarità sonore proposte dai Ronin.
Setlist: Un cinematografo di sensazioni che si svela sul palco pezzo dopo pezzo. “Fotogrammi” del concerto sono le lame affilate di Spade, la potenza live di Benevento, la compostezza di Selce, le illusioni wstern di Jambiya e ancora Gentlmen Only, Fenice e un bis senza via di scampo e senza possibilità d’uscita.
Momento Migliore: L’intero concerto da viversi come un lungo e serrato piano sequenza strumentale.
Pubblico: Vista la poca luce, difficilmente individuabile. Sicuramente raccolto, ben concentrato nel poco spazio a disposizione e molto preso dallo spettacolo.
Conclusioni: Un film fumoso sotto i riflettori di una luce sbiadita e messa a fuoco dalla forte presenza scenica della band nella scarna scenografia del luogo. Bruno Dorella, Nicola Ratti, Chet Martino e Paolo Mongardi, come personaggi di un film noir girato in presa diretta, delineano così un live ispirato, una colonna sonora davvero ipnotica e impalpabile.