Come dopo ogni lavoro che scuote la scena, l’attesa per quello successivo è direttamente proporzionale alle aspettative che poco a poco si accumulano.
Cody Chesnutt ci ha messo ben dieci anni per presentarci nuovi brani e, quasi inutile a dirsi, le aspettative erano enormi. Forse sarà anche il peso immane del decennio trascorso ad intaccare la fruizione del disco, ma Landing On A Hundred non sembra riuscire a bissare il suo predecessore. Tutti i brani sono di ottima fattura, ma sono davvero pochi i casi in cui gli spunti originali vengono sviluppati con la giusta perizia. Molti brani suonano troppo costruiti e le buone idee annegano in una produzione fin troppo invadente.
Durante l’ascolto nella sua interezza si ha come l’impressione di star guardando fuori dal finestrino durante un viaggio in treno: rimanere a fissare scenari suggestivi che forse non si vivranno mai davvero, chiedendosi cosa succederebbe se, anziché seguire l’itinerario prestabilito, si decidesse di scendere e assecondare la propria voglia di esplorare luoghi nuovi.