Il concerto degli Stars a Parigi è sicuramente nella mia top five personale. La band è ancora in tour con il bellissimo 'In Our Bedroom After The War' (disco del 2007 per il sottoscritto) e lasciarseli scappare sarebbe stato un vero peccato. Certo, si è dovuto partire da Roma e atterrare a Parigi per vederli live alla Maroquinerie, ma ne è davvero valsa la pena. Il combo canadese, di quella parte del Canada dove è bello suonare un po’ di tutto con un po’ di tutti, dove le formazioni si allargano e si ristringono come le maglie di una fisarmonica, arriva nella capitale francese con una formazione a sei. Torquil Campbell (membro fondatore) si alterna alla voce, armonica e
Unica nota dolente della serata: gli Apostle of Hustle non saranno presenti. Un vero peccato che ha lasciato molti con un po’ di amaro in bocca. Ma a ritirare su il morale ci hanno pensato loro: inizio lento con la base tratta da 'In Our Bedroom After The War' e in un secondo … they set ourself on fire! È stato come un lampo, d’improvviso eravamo dentro la loro musica e, vista la vicinanza al palco eravamo proprio tra gli Stars. È stato uno show emozionante, il pubblico sembrava conoscere benissimo i brani, e gli applausi alla fine di ogni pezzo piovono copiosi. Ognuno sente le canzoni come un pezzo di sé, i testi sembrano essere patrimonio di tutti: ognuno li sa ma, allo stesso tempo, nessuno vuole cantarli. Molti si limitano a ricordare le parole col movimento delle labbra e raramente la voce del pubblico si abbina a quella di Torquil, quasi a non voler rompere la sorta di atmosfera-magia che lui e Amy hanno mentre cantano. Lei, con aria dimessa quasi assente si dedica alla chitarra, lasciandosi scappare dei sussurrati “mercì” a fine pezzo, Torquil invece è posseduto, passa da attimi in cui guarda fisso serrato la sua compagna, quasi a
Bis richiesto con un’ovazione durata dieci minuti, dico dieci minuti ininterrotti di applausi per ritrovarli sul palco a dedicarci altre tre perle, tra cui What I’m Trying To Say, l’ultima canzone tirata della serata, e una lunghissima versione di Woods, tratta dal meno conosciuto 'Heart'.
Da brividi. E la soddisfazione generale è testimoniata all’uscita, dal piccolo desk gestito dalla crew letteralmente preso d’assalto. Non c’era rimasto niente: tutto finito, dall’ep 'Come back' (che non è neanche il primo lavoro) all’album di remix 'Do you trust your friend?'.
Ma come i primi concerti quando si è ragazzi, in cui vuoi a tutti i costi il ricordo e ti compri la maglietta a fine serata (quelle magliette che sono 80% plastica e 20% cotone), io volevo un ricordo:
Ho deciso di premiare Amy, acquistando il suo lavoro solista 'Honey from the Tombs?'
A presto la recensione su queste webpages.
Stars – Ageless Beauty