Sono le strutture compositive auliche, sorrette da archetipi colti e da eleganti suggestioni vocali, ad acuire lo sperimentalismo musicale della ventisettenne californiana Julia Holter. Se il suo primo album ispirato all’Ippolito di Euripide, Tragedy (2011), si reggeva su intricate lame strumentali e sapienti strutture ritmiche, Ekstasis segue linee melodiche dal sapore medievale e neoclassico e trame vicine all’etnicismo della world music.
Julia Holter esplora con intelligenza e grande levatura artistica un mondo fatto di sperimentazioni e contaminazioni ataviche. Ekstasis diviene così un altrove trascendentale che libra in un gioco di rimandi e percezioni paradisiache, una liturgia arcana dove la voce si fa mantra nel rituale estatico dei suoni.