Recensioni

Queens Of The Stone Age – Villains

Queens Of The Stone Age – Villains

Homme, dal canto suo, dice di aver pensato l’album come “una cosa stretta e asciutta”, che si ricongiunga con lo “spirito” Rock’n’roll tutto – noi diremmo piuttosto quello d’inizio millennio. Scopriamo così un Josh a cui piace ballare – ma anche questo l’avevamo già capito ascoltando i dischi di Eagles Of Death Metal e Them Crooked Vultures; da cui qui attinge a piene mani, soprattutto dagli ultimi.

Bedouine – Bedouine

Bedouine – Bedouine

Il fatto è che se si considera l’album da un punto di vista musicale e artistico in senso stretto rimane un lavoro importante, decisamente ben fatto con punte artistiche molto alte, come per “Back to you”, “Nice and quiet” o “Mind’s eyes”. Se, però, si inserisce in un contesto più ampio pecca d’identità, di carattere, rimanendo uno dei tanti album belli usciti durante l’anno, un compito ben fatto, ma nulla più. Peccato.

Lana Del Rey – Lust for Life

Lana Del Rey – Lust for Life

Lana del Rey con questo disco spalanca la sua carriera verso una frontiera di rinnovamento e contaminazione: si percepisce nell’atmosfera complessiva dell’album la presenza di Sean Lennon, che non solo riecheggia in brani come Tomorrow Never Came (chiara ispirazione beatlesiana), ma che ispira anche le musicalità vagamente distorte di brani come Cherry e In My Feelings.

Lorde – Melodrama

Lorde – Melodrama

Ricco di sonorità disco anni ‘80/’90, sulla falsariga della ricostituzione del pop in chiave vintage, Lorde interpreta gli stati d’animo nevrotici e lunatici di un adolescente. Rispetto alle sue colleghe, si distanzia da quell’aura da prodotto discografico tout court, rimanendo semplicemente un’ottima interprete.

Arcade Fire – Everything Now

Arcade Fire – Everything Now

Non è un disco nel quale contiamo “i pezzi forti” con due mani. Non come eravamo abituati a fare sia con The Suburbs che con il già discusso Reflektor. Everything Now fra intro, outro e la spezzata “Infinite Content” (che equivale a due mezze canzoni) è un disco “breve”. Sì, pecca forse più a livello di quantità che di altro. Ma ci tratteniamo dal dire che vorremmo altre canzoni e in fretta, sennò entreremmo ancora in conflitto col tema di fondo. Gli Arcade Fire sono questo, oggi.

M¥SS KETA – Carpaccio Ghiacciato

M¥SS KETA – Carpaccio Ghiacciato

Lei ci gioca, e lo fa bene. La sua voce è perennemente sexy, talvolta soffusa e capace di riportare alla mente la Selen televisiva negli spot Meneghetti – dalla trasmissione “Ciro Il Figlio di Target”. I suoi sono riferimenti orgogliosamente sbandierati che spaziano dalle reti Mediaset al Gabibbo, dagli eighties, tutti bamba e Courmayeur, fino ai valori Demo-Cristiano-Cattolici: una parata di visioni che non esclude la famiglia Agnelli, Caterina Caselli, Amanda Lear, Antonio Ricci in contrapposizione a David Lynch ed Enrico Ghezzi. «Blob è l’arte nella televisione attuale. Un po’ come Striscia la Notizia, a suo modo» dirà, il gioco è questo.

Toro Y Moi – Boo Boo

Toro Y Moi – Boo Boo

Toro Y Moi riesce a strappare a un momento di fragilità personale, causato dalla rottura con la sua amata musa, un lavoro in grado di esplorare nuovamente quanto fatto in principio in Causers of This e Underneath the Pine. Si ascolti anche Mona Lisa, in cui si dipingono i sentimenti di Chaz per la sua donna, qui vista nell’omonimo dipinto rubato, come stessero sbiadendo: Is there love? (dressed in linen) /She’s a Mona Lisa gone.

Björn Magnusson – Almost Transparent Blue

Björn Magnusson – Almost Transparent Blue

Il risultato è un disco dall’incedere ruminante, che cela visioni oscure sull’asse Velvet Underground / Captain Beefheart / Indie-nineties (dalle tinte Pop), qui reinterpretate partendo da uno sconclusionato assunto Folk.  Introspezione che prende il volo per smarrirsi fra le nuvole della Psichedelia più nobile. Ché poi il nostro sia un estimatore di Royal Trux e The Stooges é pacifico, come di quelle atmosfere metropolitane gonfie di agenti chimici dannosi, dove è un attimo perdersi e cominciare a vedere i propri fantasmi.

Algiers – The Underside of Power

Algiers – The Underside of Power

I colori di questo disco sono forti, quasi come quelli distopici di Frank Miller, e le parole ben si legano con gli scenari creati da pezzi quali Death March e la furente Animals: sussulti metafisici e raffinatezze tecniche ricercate, senza tralasciare le asperità del vissuto, che ben poche volte riescono ancora a sconvolgere. The Underside of Power non vuole essere solo un monito, ma rappresenta la metamorfosi che sta subendo il concetto stesso di “lotta” ai giorni nostri; fuori dalle abitudinarie vesti facinorose, torna in quel genio musicale, creando un sussulto rumoroso ma ben curato ed evoluto, capace di spalancare occhi e mente.

Naomi Punk – Yellow

Naomi Punk – Yellow

“Yellow” rappresenta una conversazione acre ed al contempo conviviale attraverso la musica, lontana dai ragionamenti legati al mercato, agli ascoltatori ed ai critici. E mai come oggi l’approccio dei Naomi Punk al Grunge – o in qualsiasi altro modo vogliate etichettare quella sensazione: del resto Seattle è vicina –, viaggia attraverso due fasi: decostruzione e ricostruzione. 

Municipal Waste – Slime And Punishment

Municipal Waste – Slime And Punishment

È l’hardcore che si rende duttile al metal, l’energia del post-punk che prende forme attraverso il ritmo martellante della heavy music. Gettando l’ascoltatore in direzione di quell’immaginario un po’ naif e spensierato in cui i musicisti vestivano bracciali borchiati e bermuda colorati, portando le chitarre sul palco e lo skateboard per strada.

Imagine Dragons – Evolve

Imagine Dragons – Evolve

Passando alle cose formali, Evolve non è Night Visions e a molti dispiacerà. Pochi brani rilevanti (“Not Today”, colonna sonora del film “Me Before You” è un lavoro di ricalco in stile Coldplay), qualche alto, pochi bassi, ma tanto appiattimento. Sulle ali dell’entusiasmo l’album merita diversi ascolti, ma va perdendosi e rimangono i rimpianti per il calo qualitativo dall’inizio della carriera. Il pubblico non ne è all’oscuro, ma, probabilmente, si accontenta. Le classifiche parlano chiaro: Night Visions ha superato ogni più rosea aspettativa, nessun altro album o singolo ha raggiunto quel successo. Resta la discrezione, probabilmente l’unica grande nota di merito di una band che vuol essere ancora una band.