Recensioni

Justice – Woman

Justice – Woman

Il lato rock 70’s di Audio, Video, Disco è meno rappresentato in Woman. E a onor del vero non se ne sente eccessiva mancanza. C’è invece un’aura pop psichedelica che s’insinua nel tessuto di natura disco. E così vien fuori che Woman (quanto a contenuti) riesce a mettersi quasi nel mezzo fra due dei bestsellers degli ultimi anni: Random Access Memories dei Daft Punk e Currents dei Tame Impala. Il disco è conciso, ma non in termini di minutaggio, piuttosto lo è per numero di tracce.

Monsternaut – S/t

Monsternaut – S/t

Tutto spesso derivativo certo, con forti richiami a certe visioni che furono di Fu Manchu e Kyuss, ma fatto con potenza e rabbia. Il disco conserva infatti un sound selvaggio che rovente esplode nelle orecchie, ustionando l’ascolto. È il giusto veleno per raggiungere l’oblio uditi

Nadàr Solo – Semplice

Nadàr Solo – Semplice

L’immaginario metaforico del disco diviene evidenza della realtà, semplice appunto, ma non per questo facile. La libertà e la maturità dell’album sta in questo: nel suo cogliere la complessità disarmante delle piccole cose, nel suo essere trasparente e diretto come l’immagine di copertina che, come un bimbo che nasce, un cuore che batte e una bomba che esplode, è un chiaro riflesso della vita vera.

The Who – My Generation (Super Deluxe 5CD Box Set)

The Who – My Generation (Super Deluxe 5CD Box Set)

Ci sono dei momenti nella storia del mondo che hanno rappresentato degli snodi. E cioè quegli incroci per i quali il soffio del vento è improvvisamente virato. Così per la storia della musica Rock. My Generation ha rappresentato uno di questi: parliamo del primo album degli Who, datato 1965, qui uscito nell’ennesima versione deluxe ipertrofica, ma gonfia d’amore.

Meshuggah – The Violent Sleep Of Reason

Meshuggah – The Violent Sleep Of Reason

Al di là di ogni giudizio soggettivo, possiamo affermare con tranquillità che: se da un lato i Meshuggah targati 2016 nulla aggiungono a quanto già precedentemente proposto, dall’altro si sono saputi consolidare con intelligenza e dignità. Consolidamento che a conti fatti sembra non un limite personale ma quasi un dovere nei confronti di tutti gli appassionati che in 25 anni non hanno mai smesso di seguirli. E a conti fatti mai smetteranno.

Cat’s Eyes – Treasure House

Cat’s Eyes – Treasure House

I Cat’s Eyes ci avevano già abituato a queste sonorità, ma con Treasure House hanno compiuto un notevole salto di qualità e hanno dimostrato una maturità che mancava nell’omonimo album d’esordio. Tra echi disneyani, voci liriche, tastiere ipnotiche (“Names on the Mountains”) e cenni di chitarra, il duo ibrido ci trasporta in un film astratto, surreale, onirico.

Urfaust – Empty Space Meditation

Urfaust – Empty Space Meditation

Rispetto a tutte le novità e sperimentazioni degli ultimi dieci anni di black metal negli Urfaust c’è qualcosa di tutto ciò e allo stesso tempo qualcosa di tremendamente diverso, di immanente e che crea questa percezione di stare ascoltando qualcosa di ancestrale, di immanente e che è sempre esistito.

Liar Thief Bandit – Gun Shovel Alibi

Liar Thief Bandit – Gun Shovel Alibi

Malmo, Svezia, tre giovani poco più che ventenni percorrono la via dei padri. Una via compositiva che dai Seventies spazia fino al connubio – tanto caro in patria e non solo – messo in atto dalla band di Nick Royale, Gli Hellacopters. Punk e Hard Rock: Kiss, MC5 e Stooges. con l’intento di illuminare le menti di chi ancora nel 2016 non si è innamorato perdutamente di questo connubio dinamitardo.

Motorama – Dialogues

Motorama – Dialogues

“Dialogues” ha tutta l’aria di essere il miglior lavoro dei Motorama, quello in cui i nostri riescono a costruire un suono più personale trovando una strada originale e ben riuscita. Nel freddo di una stanza, a volte, accendere un camino può aiutare.

The Brian Jonestown Massacre – Third World Pyramid

The Brian Jonestown Massacre – Third World Pyramid

Con Third World Pyramid i Brian Jonestown Massacre continuano a sostare sulla soglia del suono in maniera solida e impeccabile, costruendo immagini mentali riconoscibili e allo stesso tempo sempre appropriate. È un album che custodisce una visione notturna vista dall’alto di una piramide sonora e in cui lontani paesaggi desertici si fanno depositari di una neo-psichedelia senza tempo.

The Devils – Sin, you Sinners!

The Devils – Sin, you Sinners!

I The Devils amano quell’irresistibile estetica maledetta propria dei più grandi perdenti di successo della storia del Rock’n’Roll – della serie: poche note ma aggressive. E così ecco nascere una splendida collezione di gemme grezze debitrici tanto della storia (Magic Sam) quanto dell’odierno divenire. Parliamo di roba che ricorda il periodo d’oro della In The Red (altra etichetta fantastica), di Cheater Slicks (“Coitus Interruptus From A Priest”) e Oblivians (“Misery”).