Recensioni

Giacomo Toni – Nafta

Giacomo Toni – Nafta

Non so dare un significato a espressioni come “inventore del piano-punk” e “cantautore nichilista”e non so se il problema di una alternativa all’esistente, come la definisce lui, sia in fin dei conti più una questione privata dell’artista che vuole distinguersi a ogni costo. Di sicuro a questo punto era necessario che Giacomo Toni abbandonasse la vena caposseliana da animo delicato e al contempo maledetto, perché siamo nel 2017. Nafta è questo tentativo, ben riuscito.

Primus – The Desaturating Seven

Primus – The Desaturating Seven

Palese nelle sue intenzioni, e completamente strafottente nei confronti di chi lo ascolta, “The Desaturating Seven” confonde e non poco anche il fan più devoto. Se questo fosse stato un album regolare nella discografia dei Primus probabilmente avrebbe suscitato stizza ed altri malesseri. Ma, considerata la sua natura commemorativa verso un mito fantastico, riesce a solletica e con piacere entusiasmo e rispetto. E tanta tenerezza.

Cut Copy – Haiku From Zero

Cut Copy – Haiku From Zero

Con gli anni i Cut Copy si sono costruiti un sound che oggi, alla quinta uscita, diviene ancor più riconoscibile. Riuscire a contraddistinguersi rispetto a così tanta concorrenza è sicuramente un attestato da non sottovalutare, anche per sottolineare indirettamente le proprie qualità.

Ufomammut – 8

Ufomammut – 8

Una colonna sonora per il passaggio meditativo fra la terra e il cielo; la messa in musica di uno stato di trance che abbandona il tangibile per raggiungere l’invisibile e viceversa, in un vortice senza fine. Gorgo creativo di sonorità esotiche (allungate all’infinito) che incontra mondi e culture estranee, condensandosi in questo paradosso di comunicazione. Sonorità extraterrestri filtrate da secoli di civiltà antiche e tradotte in 8 maledette tracce.

Lee Ranaldo – Electric Trim

Lee Ranaldo – Electric Trim

Ma se in Electric Trim pare già abbastanza lontano il Ranaldo chitarrista dei Sonic Youth, sembra addirittura siderale la distanza dagli sperimentalismi oltranzisti compiuti  in solitaria trenta anni fa. Eppure sono proprio alcuni impalpabili rimandi ad un “passato – bandiera” che ci fanno leggere anche Electric Trim con qualche grado di serenità in più.

Four By Art – Inner Sounds

Four By Art – Inner Sounds

Il gruppo, riprende il discorso interrotto negli anni 80, inebriando le nostre orecchie con una nuova uscita che, partendo da loro sound originario di chiara origine sixties, si evolve introducendo elementi Funky (si ascolti ad esempio la bellissima cover dei New Trolls “Allora mi ricordo”) e chiari riferimenti beatlesiani nella conclusiva “Say something”: confrontandosi anche con il repertorio della grande band californiana Three O Clock, (“Sorry”) attiva anch’essa intorno alla metà degli anni 80.

Filthy Friends – Invitation

Filthy Friends – Invitation

Tra ritmi serrati e sudore, senza disdegnare delicatezze melodiche, il disco scorre veloce. Idea di supergruppo a parte, Invitation è un prodotto onesto e sincero, elaborato con classe, che vive anche dell’entusiasmo e della passione dei suoi stessi protagonisti: con una occhio rivolto al passato ed uno al futuro.

Propagandhi – Victory Lap

Propagandhi – Victory Lap

Victory Lap rappresenta il culmine di una progressione logica che è maturata nelle opere della band fin dai primi anni ’90. Non esiste un pezzo sopra un altro, ma un percorso unico suddiviso in episodi. Del resto non è più il compito dei Propagandhi quello di rappresentare la coscienza morale della scena punk: per una volta, sono solo parte di essa.

Ringo Starr – Give More Love

Ringo Starr – Give More Love

Così “Shake it up”, “King of the Kingdom” e “We’re on the road again” hanno quei ritornelli che si fermano qualche minuto nella testa, salutano con un sorriso e gentilmente se ne vanno. Definire la poetica di Ringo Starr non è semplice: ricordiamo gli stessi Beatles, nelle frequenti interviste degli anni sessanta, definivano il batterista in questo modo :”Ringo is Ringo”. Parole nelle quali c’è tutto: una personalità talmente semplice e lineare da risultare forse la più forte. Colui che si mette al timone/batteria per giungere alla terraferma.

Ninos Du Brasil – Vida Eterna

Ninos Du Brasil – Vida Eterna

Strati di synth e batterie elettroniche che si sposano con voci, effetti, ed una fitta trama di “oggetti di varia natura che potessero avere un suono nuovo ed accattivante”. Bravo Rocco Rampino che ha permesso tutto questo in sede di produzione. Roba tipo “Algo Ou Alguém Entre As Arvores”, fra sovrapposizione (di suoni), bottiglie che rotolano e strani discorsi autoritari. Brani per una corsa a perdifiato nella foresta nera, così umida e temibile, con la sensazione perenne di essere braccati da qualcuno o da qualcosa.

Living Colour – Shade

Living Colour – Shade

Le lancette del tempo si sono fermate. I Living Colour ripristinano lo spirito giovanile e scanzonato del debut “Vivid”, murandolo col suono metallizzato e maturo del grandioso monolite “Stain”. I nostri non si complicano la vita – l’assenza pressoché totale delle ‘progressioni sperimentali’ di “Time’s up” – sparando veloce ed alto mediante tredici pezzi pieni di forza, energia: un vero tripudio ritmico, d’ironia e umiltà.

Marrano – Gioventù Spaccata

Marrano – Gioventù Spaccata

Togliamoci subito il dente, ché il parallelo con la band dei fratelli Ferrari (Verdena) arriverà puntuale come una sentenza: forse anche giustamente, vista l’egemonia sul Grunge (?) italiano conquistata meritatamente nel tempo dal gruppo bergamasco. Insomma, l’opera prima dei Marrano si abbevera sicuramente alla fonte di certi approcci consolidati in un Requiem, sottolineati da esclamazioni per una maturità ottenuta (Wow!), lasciando al contempo che i riferimenti portanti puntino altrove.