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Recensioni
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Go!Zilla – Grabbing a Crocodile

Grabbing a crocodile è un esordio al fulmicotone per i Go!Zilla, fatto di un’energia e potenza devastante, dallo spirito genuinamente rock’n'roll ma dalla matrice sinistramente oscura e sciamanica. Un concentrato variegato di “Acid Psychedelic Punk” come si definiscono loro: il duo toscano ha tutte le potenzialità per continuare a far parlare bene di sè

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Lana Del Rey – Ultraviolence

La sensazione destabilizzante di trovarsi d’accordo con un articolo de Il Giornale in cui Lana viene definita “gattamorta nichilista” fa venir voglia di approfondire la questione, di mettere per un attimo da parte il discorso “si va be’ ma questa è finta, c’ha il padre ammanicato etc” e guardare il fenomeno del Rey senza disgusti preconcetti.

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AA. VV. – I Saved Latin! A Tribute To Wes Anderson

L’apoteosi dell’Infanzia, come personificazione, come Venere ritta al centro di un ritratto: il tributo per eccellenza all’innocenza e alla purezza.

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Kangding Ray – Solens Arc

Se è lo spazio a muoversi sotto i tuoi piedi, il non movimento diventa un movimento, il dancefloor è un razzo spaziale a gravità zero in caduta libera attraverso le nebulose, che fa il solletico all’ombelico di un buco nero.

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Woman’s Hour – Conversations

Fondamentale è il concetto di ritmo – Our Love Has No Rythm – sia questo quello giusto o quello sbagliato: una unbroken sequence di azioni che porta ad una stabilità basata sulla sofferenza, raccontata sulle note di un heartbreaking synth-pop. Conversations, ispira la gratitudine di un rifugio benevolo, consola senza fare domande. La stessa sensazione di dolce oblio che si prova nel mettere la testa sotto il piumone, nelle fredde domeniche mattina d’inverno.

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Nun – Nun

Insomma, ottimi per la serata a volume altissimo, così così quando l’ascolto vorrebbe farsi più privato. Però a risentire per bene gli spettri di Subway e le dissonanze misurate di Uri Geller si può anche cambiare un po’ idea. I Nun sono più di quel che presentano nel biglietto da visita di una copertina urbana in bianco e nero.

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Tying Tiffany – Drop

L’ex Suicide Girl arrivata al quinto lavoro mostra la maturità di chi, ammorbidita l’IDM e aumentata la maturità compositiva, riesce oggi a regalarci un disco fresco, carico di riferimenti, e davvero riuscito.

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Paul Heaton e Jacqui Abbott – What Have We Become

Insomma un disco che segna il ritorno di una cantante, Jacqui Abbott, che è mancata molto in questi anni per la purezza della sua voce e la classe con la quale canta ogni stile. Heaton sta comodissimo nel suo spazio musicale che si è ritagliato in tanti anni di una carriera decisamente al di sopra della media.

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Sick Tamburo – Senza Vergogna

Senza vergogna, quindi, dev’essere anche l’ascoltatore ideale di questo disco, immune agli snobismi di cui un suono talmente semplice e diretto è vittima inevitabile. Al di là di ogni speculazione rimane una serie di pezzi che parla chiaro fin da subito, che colpisce in pieno il bersaglio oppure lo manca miseramente. E in questo, no, non c’è alcuna vergogna.

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Bud Spencer Blues Explosion – BSB3

Il terzo disco dei Bud Spencer Blues Explosion conferma il grande valore del duo Viterbini-Petulicchio, restituendoci al contempo una band più consapevole e affilata. BSB3 riesce contemporaneamente a catturare l’energia dei loro show e a donare finalmente consistenza e compattezza anche ai brani in studio: un punto di svolta convincente verso sonorità più stoner e potenti per dei BSBE più in forma che mai.

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