Recensioni

L.A. Witch – L.A. Witch

L.A. Witch – L.A. Witch

Il potere di questo trio coincide con la grande capacità di evocare tempi e luoghi lontani attraverso la magia della loro musica. Le fiamme sonore delle L.A. Witch vi ammalieranno, rubando i vostri sogni e i vostri ascolti, ne siamo certi.

Dead Cross – Dead Cross

Dead Cross – Dead Cross

28 minuti e 11 secondi sono appena sufficienti per capire la direzione che la band vuole intraprendere. “Dead Cross” è l’antipasto da servire a tavola in attesa della portata principale: ipotetico full-lenght che, a questo punto, attendiamo al varco. Anche se per il momento il risultato finale è notevole, rimane però la sensazione che qualcosa non sia andato per il verso giusto. Come se l’arrivo improvviso di Patton nei Dead Cross lo rimandi ad un ruolo marginale di semplice comparsa.

Lali Puna – Two Windows

Lali Puna – Two Windows

La voce, come spiega la cantante, è stata registrata in casa, per avere un senso profondo di intimità. C’è spazio per l’indietronica, invecchiata bene ai rimescolamenti urbani di oggi, e per una “Her Daily Black” capace di unirsi alla lisergica “The Frame” in nome della creatività. Two Windows è un’esperienza sonora più che un album. Entra con personalità nel mainstream musicale, rimanendo unico nel suo genere, consolidando il buon nome della band tedesca.

Giacomo Toni – Nafta

Giacomo Toni – Nafta

Non so dare un significato a espressioni come “inventore del piano-punk” e “cantautore nichilista”e non so se il problema di una alternativa all’esistente, come la definisce lui, sia in fin dei conti più una questione privata dell’artista che vuole distinguersi a ogni costo. Di sicuro a questo punto era necessario che Giacomo Toni abbandonasse la vena caposseliana da animo delicato e al contempo maledetto, perché siamo nel 2017. Nafta è questo tentativo, ben riuscito.

Primus – The Desaturating Seven

Primus – The Desaturating Seven

Palese nelle sue intenzioni, e completamente strafottente nei confronti di chi lo ascolta, “The Desaturating Seven” confonde e non poco anche il fan più devoto. Se questo fosse stato un album regolare nella discografia dei Primus probabilmente avrebbe suscitato stizza ed altri malesseri. Ma, considerata la sua natura commemorativa verso un mito fantastico, riesce a solletica e con piacere entusiasmo e rispetto. E tanta tenerezza.

Cut Copy – Haiku From Zero

Cut Copy – Haiku From Zero

Con gli anni i Cut Copy si sono costruiti un sound che oggi, alla quinta uscita, diviene ancor più riconoscibile. Riuscire a contraddistinguersi rispetto a così tanta concorrenza è sicuramente un attestato da non sottovalutare, anche per sottolineare indirettamente le proprie qualità.

Ufomammut – 8

Ufomammut – 8

Una colonna sonora per il passaggio meditativo fra la terra e il cielo; la messa in musica di uno stato di trance che abbandona il tangibile per raggiungere l’invisibile e viceversa, in un vortice senza fine. Gorgo creativo di sonorità esotiche (allungate all’infinito) che incontra mondi e culture estranee, condensandosi in questo paradosso di comunicazione. Sonorità extraterrestri filtrate da secoli di civiltà antiche e tradotte in 8 maledette tracce.

Lee Ranaldo – Electric Trim

Lee Ranaldo – Electric Trim

Ma se in Electric Trim pare già abbastanza lontano il Ranaldo chitarrista dei Sonic Youth, sembra addirittura siderale la distanza dagli sperimentalismi oltranzisti compiuti  in solitaria trenta anni fa. Eppure sono proprio alcuni impalpabili rimandi ad un “passato – bandiera” che ci fanno leggere anche Electric Trim con qualche grado di serenità in più.

Four By Art – Inner Sounds

Four By Art – Inner Sounds

Il gruppo, riprende il discorso interrotto negli anni 80, inebriando le nostre orecchie con una nuova uscita che, partendo da loro sound originario di chiara origine sixties, si evolve introducendo elementi Funky (si ascolti ad esempio la bellissima cover dei New Trolls “Allora mi ricordo”) e chiari riferimenti beatlesiani nella conclusiva “Say something”: confrontandosi anche con il repertorio della grande band californiana Three O Clock, (“Sorry”) attiva anch’essa intorno alla metà degli anni 80.

Filthy Friends – Invitation

Filthy Friends – Invitation

Tra ritmi serrati e sudore, senza disdegnare delicatezze melodiche, il disco scorre veloce. Idea di supergruppo a parte, Invitation è un prodotto onesto e sincero, elaborato con classe, che vive anche dell’entusiasmo e della passione dei suoi stessi protagonisti: con una occhio rivolto al passato ed uno al futuro.

Propagandhi – Victory Lap

Propagandhi – Victory Lap

Victory Lap rappresenta il culmine di una progressione logica che è maturata nelle opere della band fin dai primi anni ’90. Non esiste un pezzo sopra un altro, ma un percorso unico suddiviso in episodi. Del resto non è più il compito dei Propagandhi quello di rappresentare la coscienza morale della scena punk: per una volta, sono solo parte di essa.