Recensioni

Elli De Mon – Blues Tapes: The Indian Sessions

Elli De Mon – Blues Tapes: The Indian Sessions

Se conoscete un minimo la storia della nostra Elisa De Munari, in arte Elli De Mon – altrimenti rimediate: prima qui e poi qui –, potreste non stupirvi di questa svolta orientaleggiante. Cresciuta in un contesto classico, Elisa, si diploma al conservatorio (contrabbasso) per poi appassionarsi alla musica indostana: grazie all’incontro (determinante e forse casuale) con un insegnante di sitar che la inizia ad una concezione musicale tanto affascinante quanto la cultura che la promulga. Lei si appassiona e ne vuole sapere di più, fino a quel viaggio in India che la cambierà profondamente soprattutto in termini umani – anche grazie alla conoscenza di veri maestri indiani.

Il Pan Del Diavolo – Supereroi

Il Pan Del Diavolo – Supereroi

Ma Alosi e Bartolo, il nostro duo palermitano, non è di primo pelo anzi, è autore di dischi intensi e apprezzati e questo Supereroi e’ oramai la quinta prova. Una fatica che ha il sapore della strada sbagliata come mai abbiamo ascoltato sotto il logo Pan Del Diavolo. Ciò che ci ha fatto innamorare ai primordi cade nel dimenticatoio definitivamente – le meravigliose partenze del 2009/2010 –, d’altronde in questi anni abbiamo assistito ad una lenta ma inesorabile metamorfosi del gruppo.

The Cavemen – Born To Hate

The Cavemen – Born To Hate

1 orizzontale: Inzozzano le strade di Londra ma sono Neo Zelandesi. Molti di voi potrebbero rispondere: Maori ubriachi, e avrebbero ragione, ma questa volta parliamo dei The Cavemen. Gli opossum in cambio della patria del Punk; uno scambio equo. Quattro malfattori lascivi, imbracciano gli strumenti e si gettano nella mischia senza fare ostaggi. Già nel 2015 infettarono la discografia mondiale con il loro esordio omonimo, ed oggi alzano la posta in gioco con il suo delirante seguito.

Edda – Graziosa Utopia

Edda – Graziosa Utopia

Questo di Edda è un disco strano. Chi si aspetta l’ennesimo episodio di incazzatura liberatoria in un crescendo di disperazione resterà deluso. Graziosa Utopia è un’altra cosa. Un atto forse più coraggioso, che rischia di non essere riconosciuto per quello che è: un passo ulteriore (che viene come deve venire, come quando camminiamo e non abbiamo bisogno di pensare troppo a mettere un piede davanti all’altro) nel mondo di un artista complesso, con una storia personale che da sola gli vale il titolo di sopravvissuto, e che prova adesso a camminare in maniera più aggraziata.

Xiu Xiu – Forget

Xiu Xiu – Forget

Forget si inserisce liricamente nell’attuale stato psicologico di Jamie Stewart, il quale recentemente scambia la tristezza per paura. La dimenticanza è quindi la cura adottata, per le lotte contro la depressione, cantata nei precedenti nove dischi. Dimenticare aiuta. Allontana.

Orquesta del Desierto – Dos

Orquesta del Desierto – Dos

Il bello delle Orchestre è che hanno la peculiarità di trasmettere allegria. Sono organici che istigano alla danza e alla leggerezza: e più stanno ai bordi di una frontiera (musicale), più ne subiscono le contaminazioni. Se poi a questi intrecci di confine si incastrano la voce di uno come Pete Stahl (Scream, Goatsnake, Wool) e il talento musicale dei migliori musicisti della scena “desertica” – vedi Mario Lalli (Fatso Jetson, Yawning Man) e Alfredo Hernández (Kyuss, Queens of the Stone Age, Ché), giusto per citarne un paio –, il risultato è che si finisce per oscillare il corpo in una danza leggiadra, pensata ad occhi chiusi.

Strand of Oaks – Hard Love

Strand of Oaks – Hard Love

Dopo un album di successo, con un’ottima reazione da parte della critica, è sempre difficile ripetersi. Cambiano le dinamiche, il momento, i temi, gli strumenti e la testa; certe volte non sarebbe nemmeno giusto continuare a insistere su quello che è stato e confrontarlo con quello che è ora. Heal (ma anche Pope Killdragon) è stato un album introspettivo, ricco, ispirato, che ha colpito dritto nel profondo; Timothy Showalter aka Strank Of Oaks era riuscito a far parlare molto bene si sé. Tre anni dopo (17/02/2017) esce Hard Love e la nebbia Folk Rock si disperde mostrando un panorama Grunge, ruvido, più rabbioso rispetto ai precedenti lavori.

Angela Baraldi – Tornano Sempre

Angela Baraldi – Tornano Sempre

Oggi, con sette dischi alle spalle, accogliamo il nuovo “Tornano Sempre” con la gioia e la consapevolezza di essere al cospetto di un’artista mutata e cresciuta nel tempo, i cui lineamenti artistici assomigliano tanto a quelli di una Patty Smith (de noartri). Il disco nasce dal connubio (ancora una volta) con Giorgio Canali – in veste di produttore e chitarrista/bassista –, e dalle lunghe improvvisazioni da parte dei componenti: oltre a Canali anche Vittoria Burattini (Batteria) e Stewie DalCol (Tastiera, chitarra, basso). Come potrete immaginare, un connubio capace di aumentare notevolmente il tasso d’abrasività della proposta.

Molly Burch – Please Be Mine

Molly Burch – Please Be Mine

Con il debutto di Molly Burch, la Captured Tracks continua ad ampliare il suo roster. E allarga un altro po’ l’orizzonte futuro. L’etichetta di Brooklyn stavolta punta su un’artista diversa da molti esemplari della scuderia. Bene o male, potrebbe ricordare da vicino Angel Olsen o magari Weyes Blood. Per un verso le coordinate sono quelle di un folk singing dalla patina molto rétro. Per un altro sono anche quelle di una crooner (rétro anche qui, certamente) che fa pezzi da jazz club anni ’50. Atmosfere di fumo denso (“Downhearted”), sensualità suo malgrado (perciò vincente) e compostezza d’altri tempi.

Cosmetic – Core

Cosmetic – Core

Crescono, non guadagnano in ottimismo ma conquistano un’identità più definita, riscoprendo lo stile degli esordi; ecco che cos’è l’ultimo capitolo discografico dei Cosmetic, che suonano assieme da tempo immemore senza perdere la magica aura della bella giovinezza – a giudicare dall’attitudine che anima le tracce di “Core”, il loro nuovo album appena uscito per l’etichetta To Lose la Track in collaborazione con Dischi sotterranei (copertina di InserireFloppino).

Bradipos IV – The Partheno-Phonic Sound Of Bradipos IV

Bradipos IV – The Partheno-Phonic Sound Of Bradipos IV

I Bradipos IV sono la Surf band che non t’aspetti. Attivi dal 1996 hanno composto due album in studio (“Instromania” e “Surf Session”), e uno dal vivo: registrato durante il loro Tour Californiano del 2011 presso l’emittente KFJC (storica radio californiana di Los Altos Hill). La California, mecca per ogni Surf band che si rispetti ai Bradipos IV vuole un gran bene: tanto da ospitarli nuovamente anche per la promozione del nuovo “The Partheno-Phonic Sound Of Bradipos IV”.

Umberto Maria Giardini – Futuro Proximo

Umberto Maria Giardini – Futuro Proximo

Resta una curiosità: e se questo disco, così grintoso e inaspettato, fosse una promanazione di quel famoso “Forma Mentis”? Di quel tanto vociferato e mai pubblicato album psych/stoner del fu Moltheni? La nostra immaginazione ne ravvisa qualche traccia, di quel capitolo mai ascoltato. E poi l’imperitura certezza che sì, dannazione, viviamo nell’epoca delle passioni tristi e ci vivremo finché polvere sarà di noi. Ad ogni modo “Futuro Proximo” è un decoroso scrigno di canzoni concise (perlopiù), variegate, di cullanti melodie, di parole nemiche dei luoghi comuni. E fa ben sperare, anche se il futuro è già passato.

Cut – Second Skin

Cut – Second Skin

Sesto album in studio in 21 anni di onorata carriera, e mai una delusione. Second Skin arriva a sette anni dal precedente “Annihilation Road” (2010), in mezzo, lo split con i Julie’s Haircut del 2013 e The Battle Of Britain – il live album registrato durante il tour Inglese.

Ty Segall – Ty Segall

Ty Segall – Ty Segall

Che personaggio Ty Segall. In meno di dieci anni (il primo disco omonimo è del 2008) ha composto 9 album (con una media di un disco l’anno) senza considerare le innumerevoli collaborazioni e progetti paralleli. Ty è innanzitutto un grande appassionato di musica; infatti, in una recente intervista ha affermato di vivere esclusivamente per la musica, e che se solo potesse, suonerebbe in qualsiasi momento della giornata. Giusto per rendervi l’idea.

Bonobo – Migration

Bonobo – Migration

I sample usati, composti, smembrati e rimontati di Simon sono stati catturati in giro lungo il suo lunghissimo e passato tour; qualcuno è stato catturato in aeroporto di notte […]; i loop giocano continuamente fra loro in questa sorta di morbido IDM che cerca di diventare una fonte di riscaldamento intimo mediante freddi ingranaggi ipertestuali.