Recensioni

Rancid – Honor Is All We Know

Rancid – Honor Is All We Know

“Honor is all we know” è l’auto-celebrazione di un successo. Di tutto ciò che è già accaduto. Una foto di famiglia in cui ognuno è seduto al proprio posto. E neanche la lente più affilata vi percepirebbe il minimo smacco. Nulla di perturbante. Tutto rassicurante. Nessuna catarsi. Il punk non abita (più) qui.

Jessie Ware – Tough Love

Jessie Ware – Tough Love

Una voce piena e radiofonica, che cela un mondo ancora tutto da scoprire. Un ritornello da canticchiare sotto la doccia, in una camera d’albergo ai confini remoti del pop. E svariati richiami alle pagine più insulse della musica mainstream da almeno vent’anni a questa parte. Forse solo un modo per mettere in mostra le proprie abilità. Forse solo un esercizio di stile mal riuscito.

Ani Di Franco – Allergic To Water

Ani Di Franco – Allergic To Water

L’album della consapevolezza, più che della maturità, e di un’immaginazione che volge lo sguardo alla vita di ogni giorno. Una dichiarazione d’amore per la libertà di essere se stessi, un inno all’esistenza con tutte le sue sfumature, con il sole e la pioggia, una celebrazione della vita spesso difficile e al contempo meravigliosa.

Mark Lanegan – Phantom Radio

Mark Lanegan – Phantom Radio

Non si può dire certo che questo sia un brutto disco, ma quante altre volte lo avremmo ascoltato se non fosse stato marchiato da un nome così attraente come quello di Lanegan? La domanda rimane irrisolta, ma alla fine di cose buone qua dentro ce ne sono abbastanza per non farcelo andare ancora di traverso. Sperando in una futura, magari pur sempre rinnovatrice, riappacificazione del buon Mark con la sua natura. Ululante.

Kele Okereke – Trick

Kele Okereke – Trick

Questo disco merita di essere stroncato perché emana noia e prevedibilità ad ogni singola pulsazione.
Questo disco merita di essere stroncato perché affida a melodie dozzinali, e schemi risaputi, il compito di mostrarci il lato più intimo di un’artista.
Questo disco merita di essere stroncato perché tutto quello che ha da dire lo dice nell’ultima traccia. E se non gli dai fiducia è difficile arrivarci.
Questo disco merita di essere stroncato perché, salvo rarissime eccezioni, ti sembra sempre di ascoltare la stessa, brutta, canzone.

Dolly Parton – Blue Smoke

Dolly Parton – Blue Smoke

La prosperosa cantante del Tennessee ha in più una capacità di confrontarsi con il cambiamento che la impone ancora oggi, a sessantotto anni suonati, come una delle artiste più coraggiose nel panorama musicale internazionale. E questo a dispetto delle chiacchiere che la sua immagine negli anni ha creato. Anche in questo lei è perfetta nel tenere separata l’arte dal gioco. Una garanzia.

Kindness – Otherness

Kindness – Otherness

Alla fine si sente una dannata mancanza delle altre facce di cui Kindness sembrerebbe disporre. A proposito di facce, in copertina si opta ancora per un primo piano: stavolta molto riflessivo, l’altra volta gentilmente sfrontato. Gli ospiti ovviamente ci sono ma Kelela è meno efficace che nel suo album solista e Robyn, come al solito fa Robyn, cioè una cosa di cui non si è mai avvertito il reale bisogno.

The Drums – Encyclopedia

The Drums – Encyclopedia

Nel complesso non possiamo definirlo un ascolto spiacevole. Scivola via senza dare troppo fastidio, perfetto come sottofondo, malgrado la cupezza delle liriche. Un po’ come certe enciclopedie, che una volta riposte sullo scaffale, diventano parte dell’arredamento. Quasi una protesi della parete.

Future 3 – With and Without

Future 3 – With and Without

With and Without corre lungo strade da tracciare, itinerari che hanno il sapore inconsistente e affascinante di attimi diurni e istanti notturni, vive di paesaggi cinematici, di un sound caldo e freddo, di suggestioni musicali fatte di vuoti e pieni, di anime schive e angoli lontani tutti da esplorare.

Cristina Donà – Così Vicini

Cristina Donà – Così Vicini

Un disco di Cristina Donà è quasi sempre un gioiello prezioso, una piccola gemma da custodire ed amare, nutrito di una femminilità mai scontata, né leziosa. Vale così anche per “Così Vicini”, un lavoro in cui lasciarsi immergere con calma e pazienza, un altro importante e significativo capitolo della sua carriera che – a guardar bene – non ha mai prodotto dischi pieni e perfetti, piuttosto dei piccoli grandi tasselli di un percorso cangiante ma sempre di altissimo livello. La classe non è acqua e in questo caso, è decisamente femmina. Rallentate progressivamente e infine fermatevi ad ascoltarla, ne varrà la pena.

Fast Animals And Slow Kids – Alaska

Fast Animals And Slow Kids – Alaska

In una sorta di rito catartico che instaura, nella dialettica fra officianti ed uditorio, una dialettica da pari a pari. Ed ecco che alla crisi di valori, e all’assenza di prospettive di quest’anti-epoca, si oppone un’anti-epica, che trova nella coscienza dell’inutilità dell’esistente, e nel farsi forza l’un l’altro difronte al nulla, il proprio codice identitario.

Johnny Marr – Playland

Johnny Marr – Playland

Un’occasione mancata per un artista che ha fatto la storia della musica, che non ha mai avuto paura di reinventarsi e che sembrava aver trovato una verve creativa tutta sua: tutte premesse che con quest’album non si sono concretizzate, ma che fanno sperare bene per eventuali lavori futuri. Però, Johnny, fai con calma.