Filthy Friends – Invitation

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Oggi i supergruppi sono ormai un fenomeno rodato della cultura musicale che continua a proliferare a macchia di leopardo su tutto il globo terrestre.

La colpa o il merito, a seconda di come la si vuole vedere, di questa ondata sonica è da scovare lontano, quando Eric Clapton, che “divorziò” artisticamente da John Mayall e i Bluesbreakers, incontrò Jack Bruce e Ginger Baker della Graham Bond Organization, fondando i Cream. Furono loro forse il primo supergruppo della storia del rock al quale seguirono Crosby, Stills, Nash & Young e tantissimi altri.

I nuovi arrivati, nemmeno tanto visto che il progetto nasce cinque anni fa come come tributo a David Bowie, sono i Filthy Friends. Il supergruppo in questione nasce dalle menti e dall’incontro tra Peter Buck (R.E.M., Minus 5) e Corin Tucker (Sleater-Kinney) e raccoglie tra le sue file anche Kurt Bloch (Fastbacks, Young Fresh Fellows, Minus 5), Scott McCaughey (Minus 5, Young Fresh Fellows, R.E.M.) e Bill Riflin (King Crimson, Ministry, R.E.M).

Buck ha dichiarato che aveva in mente di fondare un gruppo assieme alla Tucker fin dalla prima volta che la vide esibirsi dal vivo con le Sleater-Kinney, nel 1997 e così è stato. Il loro disco d’esordio Invitation, uscito da poco per la Kill Rock Stars, evidenzia una grande attitudine garage-punk, posta su strutture in bilico tra power pop e rielaborazioni rock and roll.

Non siamo al cospetto nè dei R.E.M. e nemmeno delle Sleater-Kinney, ma l’imprinting musicale della coppia Buck-Tucker riesce a crea allucinazioni sonore degne di nota, tra ballate più rotonde e brani decisamente più muscolari e rocciosi.

“Your power’s peaked Adios, senador

I have come to get the keys

I waited and I watched and I lived my life in peace

You ruled you made decisions without thinking of our needs

You and all your friends feasted while we fought to make ends meet

Now the country’s changing see the difference on every street”

E se “Despierta” (brano già contenuto nell’iniziativa “30 Days, 30 Songs”) incoraggia il risveglio dall’autoritarismo dell’attuale amministrazione Trump – con una Tucker che sembra aver ereditato lo slancio della prima Patti Smith –, l’album si consolida anche grazie alle collaborazioni di artisti del calibro di Krist Novoselic, (“Brother e Makers“).

Tra ritmi serrati e sudore, senza disdegnare delicatezze melodiche, il disco scorre veloce. Idea di supergruppo a parte, Invitation è un prodotto onesto e sincero, elaborato con classe, che vive anche dell’entusiasmo e della passione dei suoi stessi protagonisti: con una occhio rivolto al passato ed uno al futuro.

Data:
Album:
Filthy Friends – Invitation
Voto:
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