Giacomo Toni – Nafta

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Musica per eterosessuali.

Tan ci bon da gnint” è un’espressione contadina nel dialetto delle mie parti, la traduzione letterale è “Non sei buono DA niente”. Non si sente quasi più pronunciare, perché è un’espressione che appartiene a una generazione che sentiva la necessità di dire alla generazione successiva che i giovani non avevano voglia di lavorare ed erano degli incapaci. Mi risulta che Giacomo Toni se la sia sentita dire almeno una volta nella vita sua; il giorno che lui l’ha detta a me – e ho pensato che avesse ragione – eravamo diventati due a bere birre e a essere dei buoni a niente. Questo succedeva qualche anno fa quando stava per uscire il suo terzo disco, “Musica per autoambulanze”, grazie al quale non è diventato famoso però ha vinto il Festival Mondiale della Canzone Funebre.

Con il giusto grado di paraculismo il definirsi buoni a nulla ti salva da un sacco di complicazioni, equivale a stare a un grado di vanità controllato, il più basso e il più conveniente. Per Giacomo Toni è una specie di abitudine, un po’ anche un vezzo, a tratti una strana forma di pudore che cozza pesantemente con quello che lui in realtà fa, ovvero dei dischi e dei concerti. Se però accettiamo il concetto che per fare musica è necessario non saper o voler fare altro che non sia LA MUSICA, arriviamo a questo preciso momento storico in cui più o meno tutti fanno musica. Cresce il sospetto che lo facciano per evitare di fare altro, tipo marcare un cartellino, la faccenda si fa complicata, ma siamo agli albori del post-capitalismo e c’è posto per tutti, anche per Giacomo Toni. Appassionato di sintassi e aggettivi, egli scrive canzoni. Hai fatto un bel disco – gli dico io.  Per quel che vale – risponde lui.

Tra una settimana esce Nafta, in copertina c’è un primissimo piano, la sua faccia dentro un casco da rally. Il disco dura poco e questo è uno dei punti a favore, non in termini generali ma in Italia sì se il tuo obiettivo è cantare in italiano e contemporaneamente affermare la tua eterosessualità. Gli argomenti del disco sono secondari, tutto può essere oggetto di una canzone, la scelta di cantare di eroina (Il diavolo marrone), piuttosto che di amore, non fa un cantautore. Comunque sia nel disco di Giacomo Toni trovate entrambe queste cose, oltre a una canzone sugli sbirri (Codone lo sbirro) e a una sui centri massaggi gestiti da cinesi (China town). L’idea migliore resta, secondo me, quella di comprarsi una pineta, disboscarla, farci un parcheggio, star da soli e non farci entrare nessuno (A nessuno).

Non so dare un significato a espressioni come “inventore del piano-punk” e “cantautore nichilista”e non so se il problema di una alternativa all’esistente, come la definisce lui, sia in fin dei conti più una questione privata dell’artista che vuole distinguersi a ogni costo. Di sicuro a questo punto era necessario che Giacomo Toni abbandonasse la vena caposseliana da animo delicato e al contempo maledetto, perché siamo nel 2017. Nafta è questo tentativo, ben riuscito.

Data:
Album:
Giacomo Toni - Nafta
Voto:
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