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Oscar Del Cinema 2017: La La Land (di Trump)

Oscar Del Cinema 2017: La La Land (di Trump)

Chiacchierando sulle metodologie di scelta e sulla composizione dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, si rischia di sforare nell’ecclesiastico. Del resto, la scelta del miglior film è di per sé una decisione per cui invocare (giustamente) lo spirito santo, un tipetto che in genere mantiene sempre un occhio (populista) di riguardo per le tematiche sociali, riservandosi il compito di trollare milioni di ascoltatori al fotofinish, ma anche dopo: una cosa questa di cui speriamo Sorrentino abbia preso nota per la seconda stagione di The Young Pope.

Edda – Graziosa Utopia

Edda – Graziosa Utopia

Questo di Edda è un disco strano. Chi si aspetta l’ennesimo episodio di incazzatura liberatoria in un crescendo di disperazione resterà deluso. Graziosa Utopia è un’altra cosa. Un atto forse più coraggioso, che rischia di non essere riconosciuto per quello che è: un passo ulteriore (che viene come deve venire, come quando camminiamo e non abbiamo bisogno di pensare troppo a mettere un piede davanti all’altro) nel mondo di un artista complesso, con una storia personale che da sola gli vale il titolo di sopravvissuto, e che prova adesso a camminare in maniera più aggraziata.

Martingala – Ilenia Volpe @Defrag (RM) 10/02/17

Martingala – Ilenia Volpe @Defrag (RM) 10/02/17

Notte romana, dalle parti del Tufello. Un locale, il Defrag. Due nomi sulla locandina: Martingala e Ilenia Volpe. Due stili tanto diversi quanto simili nell’esigenza di ri-esplorare il passato. Un passato che per i Martingala può affacciarsi come un barbuto ragazzo hippie da una finestra degli anni ’70. E che invece per Ilenia Volpe può somigliare a qualcosa di molto simile al punk, e al grunge. E diciamo molto per dire molto. Serata strana, davvero.

Angela Baraldi – Tornano Sempre

Angela Baraldi – Tornano Sempre

Oggi, con sette dischi alle spalle, accogliamo il nuovo “Tornano Sempre” con la gioia e la consapevolezza di essere al cospetto di un’artista mutata e cresciuta nel tempo, i cui lineamenti artistici assomigliano tanto a quelli di una Patty Smith (de noartri). Il disco nasce dal connubio (ancora una volta) con Giorgio Canali – in veste di produttore e chitarrista/bassista –, e dalle lunghe improvvisazioni da parte dei componenti: oltre a Canali anche Vittoria Burattini (Batteria) e Stewie DalCol (Tastiera, chitarra, basso). Come potrete immaginare, un connubio capace di aumentare notevolmente il tasso d’abrasività della proposta.

Umberto Maria Giardini – Futuro Proximo

Umberto Maria Giardini – Futuro Proximo

Resta una curiosità: e se questo disco, così grintoso e inaspettato, fosse una promanazione di quel famoso “Forma Mentis”? Di quel tanto vociferato e mai pubblicato album psych/stoner del fu Moltheni? La nostra immaginazione ne ravvisa qualche traccia, di quel capitolo mai ascoltato. E poi l’imperitura certezza che sì, dannazione, viviamo nell’epoca delle passioni tristi e ci vivremo finché polvere sarà di noi. Ad ogni modo “Futuro Proximo” è un decoroso scrigno di canzoni concise (perlopiù), variegate, di cullanti melodie, di parole nemiche dei luoghi comuni. E fa ben sperare, anche se il futuro è già passato.