Cinema

Oscar Del Cinema 2017: La La Land (di Trump)

Oscar Del Cinema 2017: La La Land (di Trump)

Chiacchierando sulle metodologie di scelta e sulla composizione dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, si rischia di sforare nell’ecclesiastico. Del resto, la scelta del miglior film è di per sé una decisione per cui invocare (giustamente) lo spirito santo, un tipetto che in genere mantiene sempre un occhio (populista) di riguardo per le tematiche sociali, riservandosi il compito di trollare milioni di ascoltatori al fotofinish, ma anche dopo: una cosa questa di cui speriamo Sorrentino abbia preso nota per la seconda stagione di The Young Pope.

Split di M. Night Shyamalan

Split di M. Night Shyamalan

Terreno è l’assunto (Billy Milligan), didascalico e visionario il proseguimento. Shyamalan avanza così verso un percorso di rinascita/crescita – già con l’ottimo The Visit (2015) –, dopo gli ultimi zoppicanti episodi: “L’ultimo dominatore dell’aria (The Last Airbender) (2010)”, “After Earth (2013)” e la serie Wayward Pines.

The Neon Demon di Nicolas Winding Refn

The Neon Demon di Nicolas Winding Refn

Si può leggere il film come una favola nera a sfondo morale, con ovvi richiami alla hybris greca, ma anche come una metafora dell’artista sprovveduto che pensa di poter dominare la macchina, l’industria che lo divorerà. Al di là di tutto questo, rimane la sostanza di un thriller erotico coi fiocchi.

Hail, Caesar di Joel ed Ethan Coen

Hail, Caesar di Joel ed Ethan Coen

Cinema d’industria e soldi facili, certo. Ma anche cinema puro, onesto, avvincente, fluido e senza stacchi (Doyle è pure un formidabile stuntman), che travalica la pomposità di ciak continuamente abortiti e monologhi interrotti sul più bello.

Lo Chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti

Lo Chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti

Qualche tempo fa, Roy Menarini dalle colonne di MyMovies auspicava dieci Suburra all’anno, per un nuovo, fedele pubblico neo-noir che si starebbe formando tra serie tv e prime visioni italiane sulla scia dell’opera di Sollima. Noi proponiamo dieci Jeeg Robot. D’acciaio o di gomma, non ci interessa. Il titolo è presto detto: Continuavano a chiamarlo Jeeg Robot.

The Hateful Eight di Quentin Tarantino

The Hateful Eight di Quentin Tarantino

Per questo Tarantino in evoluzione, la regolamentazione scompaginata di un genere e dei suoi stilemi, la ripartizione del territorio del mito, la distinzione dei ruoli archetipici del Vecchio West diventa sempre più occasione di ritrattazione sulla Storia, di riqualificazione anti-ideologica del progresso americano

The Green Inferno: ci piace l’uomo.

The Green Inferno: ci piace l’uomo.

Qui esiste un solo protagonista: l’uomo. Il film si muove attraverso quelle dinamiche di sviluppo del pensiero umano che convergono irrimediabilmente nella violenza. Una bipolarità evoluto/primitivo accomunata dalla medesima sete di sangue, ma capace di evidenziare quel tribalismo nell’atto primitivo di cui l’uomo moderno è ormai sprovvisto.

Ant-Man di Peyton Reed

Ant-Man di Peyton Reed

Bisogna abbassarsi ancora un po’. Aderire alla tuta di Ant-Man come a un punto di vista e una proposta di visione che calzano più con la rianimazione giocosa e immaginifica di Toy Story, con insetti grossi come cani alla “Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi” che non con la solita, burrascosa e tecnologica guerriglia urbana.