Cut Copy – Haiku From Zero

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Quando a cavallo tra anni zero e anni dieci è diventato cool imbottirsi di pop/elettronica (indie), di quella che girava su internet più che in radio o in TV, finalmente abbiamo avuto l’occasione di (mal)celare il nostro animo mainstream in favore di una superficialità spontanea, ben riassunta da affermazioni tipo: “non sono mica un tamarro, vado solo alle serate elettroniche”. Fighi nel fare gli stronzi, mentre chi è rimasto fedele a Bob Sinclair è diventato sempre più “hardcore”, fregandosene.

Nel contempo, siccome le case discografiche sono figlie di satana, è cominciata la produzione in raffica di dischi con un certo sapore anni ’80 e, tra tutti, i Cut Copy sono stati fra i capostipiti di questa catena di montaggio. Oggi, il ciclo si è tutt’altro che interrotto.

Nel corso di questi anni, ovviamente, si è raggiunta la saturazione di genere, e dalla novità siamo passati alla consuetudine: come per l’ormai classico hamburger di seitan. Di conseguenza, ciò che prima finiva nell’apparentemente pregiato reparto “alternative” ora lo troviamo nel calderone pop o, magari più propriamente, in quello della musica da festival. I Cut Copy avevano forse intuito il passaggio già nel 2008; con il successo di “In Ghost Colours”, si sono proposti come gruppo di riferimento per i giovani hipster.

Anche quest’ultimo lavoro ricalca le orme del passato, tra synth, sample e melodie orecchiabili. Stavolta si è calcato maggiormente sulle ispirazioni di stampo funk (à la Talking Heads) capaci rendere il disco al pari dei suoi predecessori. Siamo nel campo dell’easy-listening: musica che punta ad attrarre i giovani più che a mantenere una fan base nel frattempo diventata adulta.

Suona come qualcosa che è stato partorito e prodotto senza troppe difficoltà, del resto, se la ricetta del nostro hamburger piace, perché cambiarla? Giusto quindi continuare sulla strada tracciata e sfornare un nuovo catalogo di canzoni da dancefloor per barbuti.

Con gli anni i Cut Copy si sono costruiti un sound che oggi, alla quinta uscita, diviene ancor più riconoscibile. Riuscire a contraddistinguersi rispetto a così tanta concorrenza è sicuramente un attestato da non sottovalutare, anche per sottolineare indirettamente le proprie qualità.

Haiku From Zero” è il rafforzamento di un’idea musicale solida e precisa, coerente con i tempi che corrono e con i gusti del pubblico. D’altronde, anche se solo per curiosità, chi non ha mai assaggiato un hamburger di seitan?

Data:
Album:
Cut Copy – Haiku From Zero
Voto:
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