Non è mai facile separarsi dalle proprie icone. Vitalic è stato una figura chiave per la generazione che si è ritrovata catapultata nei club negli anni zero post-Discovery, la mia generazione, o perlomeno la parte di essa che aveva deciso di non mortificarsi al seguito del David Guetta di turno. Una generazione i cui idoli si chiamavano Daft Punk, Chemical Brothers, cresciuta ascoltando Cross di Justice e le compilation della Ed Banger. I tempi purtroppo sono cambiati, il french-touch e la nu-disco non funzionano più, non ammaliano nessuno. Chi cerca il massimalismo in discoteca ora probabilmente ascolta, ahimè, Skrillex. Il 2011 impietoso aveva celebrato i funerali di Justice e Digitalism, rimasti ancorati ad una scena ormai satura da anni. Ora è toccato a Vitalic. Leggendo il titolo Rave Age ho sperato si trattasse di una celebrazione nostalgica ma consapevole di quella che, soprattutto in Francia e ancor più a Parigi, è stata una vera e propria età dell’ oro. Il termine Rave non va riferito ai party illegali dell’ inghilterra conservatrice Tatcheriana ma allo stesso bisogno di socialità che vent’anni dopo ha trovato perfetta incarnazione nell’ house\ Nu-Disco parigina.