Audio: Il posto è grande, laghetto di Villa Ada, acustica non facile, ma dignitosa che accontenta quasi tutti. Peccato che bastano un po’ (un bel po’) di chiacchieroni venuti a far scena a voce alta per far zoppicare la fragile atmosfera di energia magica che il nostro e la band evocano. Ora però…il set, come detto, è rock. Partono anche delle belle distorsioni. Hai mandato affanculo l’idea di Yann Tiersen che molti pervenuti avevano. Respect (ma anche no). Però (bestemmia) se parti col distorsore, affondi il pedale, schitarri a manetta io il vibrafono che fa la nenia sotto lo voglio sentire appena appena, non allo stesso livello: è una forzatura che ha un solo significato, ovvero “c’è il vibrafono, sono sempre io, lo sentite eh? Lo sentite?”.
Setlist: Boh. Presentava il nuovo album in uscita. Appena un paio di uscite coatte dal repertorio più folk, totalmente fuori contesto. Pochi brani rimasti impressi. Comunque molto dilatato, molto annacquato, tedioso, incapponito in momenti adolescenziali, poche note e tanta noia. E parlo di una canzone sola, una qualsiasi. Mettetene insieme una quindicina ed ecco il concerto di Yann Tiersen. Un pastrocchio post-rockocò, fuorissimo tempo massimo.
Pubblico: tra i peggiori in Roma. Neanche il coraggio di protestare. Passivo, moscio, inconsapevole del proprio strabiliante numero, quasi in imbarazzo nel non capire. I soliti fattoni di Villa Ada che probabilmente stanno lì dal pomeriggio a disfarsi. Un miscuglio indecente di OcchiChiusi, Sinapsi, Giacca e qualche Spilletta strategica. Imperterrite in qualsiasi occasione le specialità della casa: il salto della fila e la vocalità urlante. Molte volte penso che a Roma abbiamo quello che ci meritiamo.
Locura: Il momento più euforico e pazzerello è stato quando Yann Tiersen, per generosità, ha eseguito da solo sul palco con il violino “Sur Le Fil”. Fino a quel momento credevo fosse ancora il gruppo spalla, di Pesaro.
Foto di Stefano Raglione