Benzina Ogoshi
Dite quel che vi pare, ma la semenza da cui sono germogliati i Subsonica resta qualcosa di unico: un suono appena nato e già inconfondibile. Erano le sei corde di Max Casacci che dopo lunga militanza reggae incontravano l’elettronica, senza però incagliarsi nel dub: era l’alt-pop degli anni novanta che girava al largo dai chitarroni e s’imbatteva in atmosfere urbane, riuscendo a smarcarsi anche dagli incubi sintetici che ci avevano turbato per tutti gli ottanta. Un equilibrio improbabile eppure incredibilmente riuscito, e tante convocazioni nei cartelloni europei non sono un caso.
Certo, quel che viene dopo Tutti i miei sbagli e Sanremo è storia: un’altra storia, che passa anche per il nazionalpopolare. Vai a un concerto dei Subsonica e puoi incontrarci il frequentatore di dancefloor come l’appassionato di rock, il sommelier da scena alternativa e il/la tamarro/a terminale con una media di un centinaio di serate in discoteca e un paio di concerti l’anno (l’altro, se ve lo state chiedendo, è probabilmente di Vasco o Liga). Fin qui nulla di male, anzi: una platea composita per un sound composito, bene, bravi. Ma tante anime sono difficili da tenere insieme, e quando ci si mette in testa di pedinarle una ad una il disastro è dietro l’angolo.
Ma la vocazione plebiscitaria interessa tutta la scaletta, anche senza interpellanza diretta. Insomma, qui se ne trovano per tutti i gusti: la ballata da accendino (Quando), il pezzo danzettone (Prodotto interno lurido), la melodia da mandare a memoria (Sul Sole) e addirittura il famigerato tormentone synth ottantiano (La funzione) con ospiti nientemeno che i Righeira. Dico i Ri-ghei-ra…non si riesce neanche a sillabarli per bene.
Se da queste parti qualche trovata buona c’è, è quasi sempre usata per i fini sbagliati: è il primo difetto di una formazione che poteva insegnarci una lingua nuova e invece si è accontentata di parlarne tante, e tutte assieme. Più che il pacifico e armonioso giardino dell’Eden, questa, consentiteci, sembra quel gran casino della Torre di Babele…