How You Write
“Oltre che piovere sempre qui a Bristol non succede null’altro, ma la buona notizia è che i Massive Attack e il musone/diavoletto Tricky sembrano scomparsi, approfittiamone, urge una rovistata generale!”.
Questo è quanto devono aver pensato il dj cantante Studio-Gee e l’MC Scott, maestri di mush-up e cut-up celati sotto l’egida “Malachai” al momento di ritornare sul luogo del delitto per diffondere “Return to the ugly side”, il follow-up del debutto dello scorso anno “Ugly side of love”, disco dimenticato in quattro e quattr’otto dai “mercati generali” alternativi nonostante il Kodaktico e fantasmagorico contenuto souply psichedelico infettato da trip-hop lunatico, funky poppato agli anni 60’s, funghetti e praticelli energetici e sedanti.
E tentano – in questo secondo appuntamento – la carta della completezza stilistica, a metà strada tra strani Spiritualized ed improbabili Polyphonic Spree, ma di ognuna di queste influenze – pur sfruttando i riferimenti con indovinate trovate di studio – la doppietta Malachai non indovina la chiave di genius e l’intuizione positiva a monte, praticamente si diluisce nella reiterazione degli stessi canoni ma con un robusto “dimagramento” di lucentezza e abbaglio.
Non v’è dubbio che la band inglese dimostra chiaramente d’aver chiari uno stile ed una strada, ma allora perché non aumentare i led luminosi e le pirotecnie assordanti per colorare in di più questo secondo appuntamento sonoro invece che fare economia d’energia e morigerarsi in diete pentecostali di suoni e “move it eclatante”? Non si sa, questo ce lo dirà il passare del tempo, per ora ci rimane tra le mani questa scatolina sghemba che ci fa registrare il trip-hop succhiato dalle vene sclerotiche dei Lamb “Rainbows”, il classicume dello slow jazzly “How you write”, una dose a minimo sindacale di psych noise “(My )Ambulance” ed una bischerata simil Beatles under morphine di nome “No more rain no Maureen”.
Sì, a Bristol piove quasi sempre, i Massive Attack e Tricky sono assenti ed i Malachai sono in totale rapporto con una strada maestra che ripercorre i luoghi topici dell’avarizia di nuovi inputs.