Shift Operator
O come Obits, ma anche O come Occasione in parte mancata. In questo secondo disco il gruppo di Brooklin fornisce tante conferme: sanno creare pezzi con un gran bel tiro (l’iniziale You gotta lose, Killer e No fly list), sanno miscelare garage rock e post punk in modo interessante (I want results, Everything looks better in the sun e Naked to the world), sanno sfruttare bene le linee melodiche (Shift operator e Spot the pikey) e le dissonanze (I blame myself).
La band si conferma capace di rifarsi a una marea di gruppi anche molto diversi tra di loro (iniziate pure voi a divertirvi con il name dropping) e sottolinea come in 35 minuti sia difficile essere originali e per risultare brillanti ci vuole ben altro.
Confermano che la Sub Pop ha un ottimo fiuto per scegliere gruppi peculiari (conoscendo anche il background dei musicisti in questione) ma a volte nel marasma generale la qualità lascia a desiderare.
Meglio di tante altre nuove uscite degli ultimi anni, ma non ancora abbastanza.