Fly On The Wall
In un’epoca in cui un royal wedding è stato meno royal della sagra della ficattola a Montespertoli…in un’epoca in cui persino gli Oasis hanno appeso i loro parka impolverati al chiodo…
A farci venire in mente viottoli di mattoni rossi e odore di birra e carbone ci pensano loro: i Kaiser Chiefs, baluardo della britannicità.
In questo disco, come non mai, ogni decennio di pop-rock made in UK è condensato ad arte, il che può piacere o meno; in ogni caso, non si può negare il divertimento (e talvolta il conforto) che si prova rintracciando marche stilistiche appartenenti al post-punk più leggero, al confine con un synth-pop che, in un minor numero di occasioni rispetto agli album precedenti, sfocia nel beneamato ritmo strafottente da hooligan operaio assiduo frequentatore del pub dietro casa.
Tornando al contenuto, i 13 pezzi alla fine scelti per la versione ufficiale non diranno nulla di nuovo, ma almeno lo dicono bene: ognuno potrebbe essere un singolo potenzialmente di successo, ipotesi già confermata per Little shocks, che a tratti ricorda in modo inquietante un polpettone ipermelodico alla Robbie Williams, ma che nel complesso fa proprio venire voglia di godersela dal vivo. E come resistere alla danzereccia Kinda girl you are, o alla morbida If you will have me? Se l’anglofilia si è infiltrata in qualche livello della vostra esistenza, è impossibile.
È la continua lotta culturale tra innovazione e conservazione: sarà anche vero che la nostalgia è nemica dell’immaginazione, ma l’arte della ri-mediazione non ti lascia mai scoperto sotto la pioggia della crisi.