Il Moonlight Festival si è riconfermato anche quest’anno come unica grande creazione rappresentativa della cultura dark\wave\goth. Dopo un paio di edizioni che hanno stupito per line-up, freschezza e voglia di fare, la rassegna più oscura d’Italia si è spostata da Fano – dove era nata – a Rimini presso il Velvet Club. Paraocchi, polemiche politiche che non vi sto a descrivere, tanti stereotipi lanciati in aria, sterilità mentale e impotenza creativa, ecco come la solita politica gretta ha prima truffato e poi epurato quello che è e continuerà ad essere, meritatamente, un punto di riferimento per molte realtà musicali italiane.
Il Moonlight non è solo un festival musicale. È una realtà di gusto estetico e come tale copre a tutto tondo il suo mondo: presentazioni di libri, concerti nel primo pomeriggio, eventi in costume, 3 diversi dancefloor per coprire tutte le sfaccettature dell’audience accorso anche quest’anno.
Ma procediamo con ordine e parliamo delle diverse giornate.
26 agosto
Già saliti sul palco con altri grandi come Pet Shop Boys, mostrano professionalità e carattere, forse però un po’ troppo citazionismi e calati in panni non troppo personali. Professionalità e tecnica fuori discussione. Il pubblico si sta scaldando e aumentando, aspettano tutti gli headliner della serata, quei teutonici AND ONE che marchieranno marzialmente la notte del Velvet con uno show di rara energia e poliedricità. Un suono che deve molto al primo EBM e al gusto sintetico più roccioso che ha deflagrato,come prevedibile, su un audience prontissima a riceverli.
Finito lo spettacolo. Non è ancora finita la notte. Iniziano poco dopo i dj set e chi avesse ancora energia da sfogare ne avrà fino notte inoltrata. Chi invece, come me, ha bisogno di una birra ed un attimo di refrigerio uscirà nella zona mercato dove potrà fare piacevoli sorprese. (vi racconto: Might dei NON, Controlled Bleeding, Nenia, per non parlare dei cd sotto Slaughter Records !!!).
27 agosto
Gli svizzeri Beauty of Gemina fanno da apripista. Seratina succulenta. E lo sarà.
Il gruppo di apertura non sente la pesantezza dei due nomi dopo di lui e saprà mantenere la sua personalità glaciale ed elettrico-meccanica fino alla fine. Una fusione di Covenant e Xymox, soffusi, mischiati, rielaborati. La folla è già numerosa.
Poi –eccoli – i CLOCK DVA. Ora….lo dico subito e non ci penso più. Hanno toppato qualche loop, e qualche aspetto tecnico. Neanche io l’ho realizzato subito.
E dopo che il cervello si è sfamato, ecco i signori della fisicità: i DAF. Concerto di adrenalina punto. Che altro dire? Una setlist fatta di classici che se qualcuno non conosce deve correere subito a scoprire: Mussolini, Alle gegen Alle, Ich und die wirklichkeit, pezzi che dopo più di vent’anni non hanno perso la loro violenza naturale ed organica.
28 agosto
Si susseguono i Go Flamingo! di Ferrara. Attivi dal 1982, si ritrovano sul palco con il loro post punk molto inglese. Schietto e diretto trova un pubblico ancora tramortito dall’esperienza mistica dei francesi e non riesce ad avere un impatto profondo. I guai della scaletta – e di avere dieci campane da portare su e giù dal palco.
Si ballerà fino alle 4 e più. Poi il servizio navetta gratuita ci riporterà all’albergo per il meritato giaciglio.
Conclusioni
Nonostante tutti i possibili problemi che hanno afflitto questa nuova edizione del Moonlight, in primo luogo per il cambio di Location, il festival si è riconfermata realtà vivida e creativa. Pochi i punti deboli, che lascio perdere in favore di un’immagine ottima di una realtà che, unica nel suo genere in Italia, riesce ad allargarsi e a far collimare professionalità e originalità.
Al prossimo anno.
VideoReport
Foto e Video by: Michele Guerrini