Il cantautore astigiano (torinese d’adozione) Marco Notari giunge alla terza prova in studio riconfermando una forte vena introspettiva che si tinge sempre più di pathos intimistico. Dopo gli ottimi “Oltre lo specchio”(2006) e “Babele” (2007), nei quali le urgenze esistenziali e le istanze interiori del cantautore affioravano su territori sonori fondamentalmente indierock di matrice italica (la vocalità di Godano dei Marlene Kuntz, la vena pop-noir dei La Crus di Giovanardi), in questo nuovo lavoro, il discorso è portato avanti con più d’uno sguardo oltremanica.
L’Islanda sonica e lisergica dei Sigur Ros e il postrock impalpabile dei Radiohead fanno da paesaggio sonoro a pensieri e parole di Notari, prendendo via via il sopravvento in un crescendo musicale ed emotivo. Emerge un approccio meno chitarristico rispetto ai lavori precedenti, che trova nuova linfa vitale in sapienti concessioni all’elettronica e in un gusto quasi manierista per la cura degli arrangiamenti. In bilico tra dream pop e ambient rock, impreziosite da echi folktronici e traghettate da una personale inflessione lirica, le tracce di questo “Io?” scorrono ora melliflue, ora tese, sempre viscerali e vive. In particolare, Notari dipinge un quadro esistenziale che segue uno schema organico complessivo e si snoda attraverso la ricerca, circolare ed infinita, di se stessi nel mondo. Il cantautore non fornisce risposte, non mira a svelare significati arcani bensì ad indagare le sfaccettature dell’essere umano, plasmando, come un barocco artigiano sonoro, un pregevole manufatto cantautoriale. Lo realizza senza presunzione, privandosi di qualsivoglia sovrastruttura intellettuale, con indole pacata ma sagace.
Insomma, Notari conferma indubbie qualità che legittimano pienamente il successo di critica, i prestigiosi riconoscimenti, i tour nazionali coi compagni d’avventura Madam (band con cui condivide background ed attitudine). Avvicinabile ad altri manovali della parola (Vasco Brondi e Dente su tutti, ma anche il giovane Bianco) il cantautore dimostra un talento compositivo sopra la media: a mancare è la “zampata” che ne consacrerebbe la maturità. Perché mai come adesso, ci sarebbe bisogno oltre che di lustrini e balletti, dei veri interpreti di questi cazzo di anni Zero.
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Marco Notari – Io? by Libellula