Consacrata già icona dell’ art-fashion estremo per via di una maniacale ossessione per vestiti, make-up ed accessori multipli, la cantautrice inglese Beth Jeans Houghton viene ad ufficializzare la sua presenza sulle scene alternative internazionali con “Yours truly, Cellophane Nose”: il disco dell’avvenenza come ha titolato il Newsweek, e qualcosa di vero in fondo c’è.
Su per giù trenta minuti di pop-folk attento a non calcare le retrospettive di quel nu-folk tanto in voga in terra d’Abione, una mezz’ora di lisci e bussi mid-patinati che fanno da corolla ad una “eterna primavera” di suoni e di hit già annunciate, un pop di tradizione che sconfina in sintomi orchestrali, trasognati ed originali, che l’artista di Newcastle Upon Tyne glamourizza in tracce di puro piacere psichedelico, ma giusto quel poco che occorre per un ascolto evasivo e di compagnia; se si esplora ben in fondo, qualcuno potrebbe anche trovarci dell’incanto, se ci si ferma a mezz’aria ci si accorge di un mondo pieno di luce e oscuro: la mediazione ideale in cui rispecchiare la poetica disillusa e sognatrice che questa ventitreenne polistrumentista mette in mostra attraverso canzoni e peccati veniali immensi, dolci e – a loro modo – tracotanti.
Con una stupenda voce da soprano, una bellezza algida e un amore folle per Anthony Kiedis dei RHCP, la Houghton scalfirà di molto l’interesse del pubblico e gli alfabeti di critica e cronache, del resto con quest’album ha saputo toccare le corde giuste dei segreti svelati, dei talenti che come lei dimostrano la sorpresa infinita dello stupore.