Audio: Oltre alla spiccata vena teatrale e dissacratoria, se c’è una cosa che ha sempre caratterizzato i live del Teatro degli Orrori è la quantità impressionante di decibel sparati in faccia al pubblico con violenza inaudita. All’inizio dunque ho temuto il peggio: enfasi canonica, ma per i primi pezzi il volume sembrava non essere altezza delle aspettative. Falso allarme fortunatamente: giusto qualche brano per carburare ed il live del Teatro diventa quel muro di suono che violenta le viscere, quell’Inferno in Terra cui ci hanno abitati negli anni. Le forze in campo sono notevoli, così come l’esperienza on stage: musicisti di livello e tecnici del suono validissimi. C’è il solito problema della voce, un po’ oscurata nei pezzi più virulenti: ma in ambito di rock pestato di scuola chicagoana il “problema” è pressoché inevitabile.
Il Mondo Nuovo è eseguito quasi in toto: spiccano la violenta Non vedo l’ora, una trascinante Skopje (nonostante il ritornello un po’ scontato che chi scrive fa fatica a digerire) e soprattutto la teatrale Adrian, che fa un po’ le veci della grande assente Majakovskij. Toccanti e ben eseguiti anche i lampi acustici di Ion (ottimo il sempre più completo Gionata Mirai alla chitarra) e Cleveland-Baghdad. Da segnalare il fatto che, come ipotizzabile, tracce risultate un po’ troppo morbide e poco convincenti all’ascolto su disco (Rivendico e, soprattutto, Io cerco te) abbiamo aumentato esponenzialmente il proprio coefficiente hardcore dal vivo. Doris è folgorante, anche se per chi conosce l’originale degli Shellac il confronto è difficile. Dal Mondo Nuovo al Terzo mondo, recuperato dal secondo album A sangue Freddo: brano attesissimo quello dedicato al poeta-attivista nigeriano Ken Saro Wiwa (“ma cazzo informatevi su Wikipedia anche sulla figura di Henry Okah“ sbrotta Capovilla) e le ormai conosciutissime E’ colpa mia e Direzioni diverse. Ma c’è spazio anche per ri-addentrarsi nell’Impero delle Tenebre: E lei venne! e Compagna Teresa sono un uno-due da knock out alla prima ripresa, Il Turbamento della gelosia, Lezione di musica e la toccante Canzone di Tom mettono ancora i brividi. Dispiace non aver goduto di perle quali Majakovskij e il Padre Nostro, ma anche non essere saliti sul Carrarmatorock invocato più volte dal pubblico. Con una scaletta così generosa però è impensabile qualunque tipo di recriminazione (per altro mai giustificata da parte mia: la band suona quello che vuole!).
Momento migliore: Quando poi ti ritrovi il suo gomito in faccia ti ricordi perché lo ami, Capovilla: eccessivo lo è in tutto, compresi i due stage diving clamorosi che si concede, in particolare il secondo, lunghissimo, nel quale arriva praticamente fino al bar dell’Hiroshima per poi ritornare indietro a piedi in mezzo alla folla in delirio.
Conclusioni: Un album che ha diviso, il Mondo Nuovo. Messi da parte scetticismo, polemiche e pareri personali, lo show del Teatro degli Orrori non lascia invece molto spazio alle dicotomie di sorta, confermandosi uno dei migliori in Italia: energetico, muscolare, stimolante, completo. Davvero evenemenziale.