AUDIO: Su questo gli Shearwater hanno da insegnare a tantissime band, soprattutto le più giovani. Il Circolo degli Artisti non sempre si comporta al meglio, ma in questo caso sembra di essere all’Hammersmith di Londra. Suoni puliti, profondi, nitidi e giustamente alti. La cura che il gruppo mette sui suoni è maniacale, e l’arrangiamento molto pulito della maggior parte dei pezzi aiuta a cogliere ogni piccolo particolare, salvo poi esplodere spesso in bellissime code rumoristiche.
PUBBLICO: Mi aspettavo un pubblico sicuramente a maggioranza over 30, e devo dire che così è stato, ma con mio sommo stupore ho notato tantissimi over 40 e over 50. Per citarne un paio, un signore vicino a me con i figli invasatissimo ballava tutti i pezzi, un’altro che ha registrato praticamente tutto il concerto con il suo telefonino. Sicuramente la serietà e maturità del gruppo texano (sia nella scrittura che nell’approccio live) ha avvicinato molti appassionati di musica non più giovanissimi. Un pubblico abbastanza numeroso (alla fine il circolo si era quasi riempito, e per un concerto di martedì sera non è male) e fidelizzato. C’è anche da segnalare che questo è stato il primo concerto della band a Roma in assoluto, insomma l’attesa era tanta per i fan della band.
MOMENTO MIGLIORE: Molti sono stati i pezzi con bellissime code strumentali veramente intense, arricchite da vortici percussivi e rumoristici, probabilmente la migliore, in questo senso, è stata “Insolence”.
CONCLUSIONI: Live come questi ti fanno capire che c’è ancora gente che fa della musica un “mestiere” nel senso più vero del termine. Abnegazione, ricerca, qualità e talento. Lontani da hipsterismi vari, una band come gli Shearwater probabilmente non sarà sulle copertine dei magazine, ma si è costruita una credibilità forte e un pubblico affezionatissimo, che la seguirà sempre, e al circolo ne hanno dato conferma anche al pubblico romano.
Foto di Simone Cecchetti