A chi non è mai capitato di esibirsi a Glastonbury e di ricevere propostone da Nigel Godrich (produttore dei Radiohead tra i tanti, per chi non lo sapesse…), con la benedizione di Thom Yorke?
Se al massimo alla recita di fine anno alle elementari avete ricevuto i complimenti della vecchia zia dai gusti discutibili, avrete tutto il tempo per invidiare gli Here We Go Magic, ai quali Godrich ha davvero prestato servizio spontaneamente per questo ‘A Different Ship’, quarto disco della band di Brooklyn. Per lo meno, Luke Temple e soci questa “consacrazione” se la meritano: partito da solo registrando tra le mura domestiche per poi circondarsi di valenti musici necessari per i live, Temple è una creatura artistica ispirata e ispirante che sarebbe stato un peccato perdere nei meandri dell’iperproduzione musicale. Fortuna ha voluto che l’incontro fra gli Here We Go Magic e Nigel avvenisse dopo tre dischi portatori di un’identità ben definita, perché c’è da dire che in varie parti di questo disco l’effetto Radiohead è evidente, ma non ingombrante.
La tessitura importante e la spazialità che, a detta del gruppo, Godrich ha contribuito a creare, arricchiscono e affinano l’opera degli Here We Go Magic. Se la materia prima fosse stata inconsistente, ne sarebbe uscito un mostro siliconato.