Raffinata e delicata, dal classico tatto parigino, la nostra Melody Prochet, un giorno, fa la conoscenza di Kevin Parker dei Tame Impala; ed è un attimo. I due vanno a Perth e qui Kevin produce il caleidoscopico debutto della bella Prochet sotto nome di Melody’s Echo Chamber. L’echo chamber è una stanza dove si cerca di dare un effetto riverberato alle registrazioni; e la Prochet sembrerebbe non esserne mai uscita, almeno in fase di registrazione, inglobando in sé quei toni spaziosi, quelle sonorità così ariose nella sua musica.
I punti di riferimento sono tanti, dalla lontana chanson française alle moderne ballate elettro-pop. Ed ecco che in un unico progetto le linee degli Air si baciano con i giochi elettronici dei Deerhunter e con la “French Disko” degli Stereolab da dove Melody’s Echo Chamber sembrerebbe largamente attingere.
A questa maniera, Melody’s Echo Chamber, firma un disco pregevole, dalla carezzevole bellezza, sull’orma di un dream-pop di classe rivisitato con intuizioni e ispirazioni ampie. E se non convince del tutto è solo perché il genere di riferimento sta venendo letteralmente deflorato da miliardi di abusi disonorevoli, tanto che, adesso, al solo pronunciare il termine dream-pop un po’ di nausea viene su. Inevitabile. Però basterà fare una bella scorpacciata di rock duro e grezzo e poi tornare su questo debutto, per poterne cogliere la bellezza, per contrasto.