E poi ce ne saranno altrettanti accomodati in poltrona esclusivamente per vedere per la duecentomilionesima volta in azione, tramite differita multicomfort, Loro, i Macigni del Rock. Ma al contrario di ‘The Last Waltz’ che incorniciava l’ultimo respiro della Band di Robbie Robertson, o di ‘No Direction Home’, che a ritroso recuperava i cocci di un bienno cruciale per la vita di Bob Dylan, quello che
A meno che non apparteniate al partito di quelli che “arrivarci a quell’età così, ci farei la firma”, comprenderete perfettamente quanto ci sia di tragicomico in un posteriore di sessant’anni costretto ad agitarsi come ne avesse venti, o in un’anca che si scuote pericolosamente a destra e a manca per meri obblighi contrattuali; la cosa diviene spietatamente chiara nella sequenza del duetto con Christina Aguilera: sulle note di Live with Me: Mister e Miss Lascivony, da veri professionisti del sesso mediatico, si
Richards invece no, per lui è tutt’altro discorso: Richards che distribuisce aforismi di britannico sarcasmo, Richards che non nasconde l’età, anzi, porta ogni ruga come una medaglia al valore, Richards che anche nel mezzo del Circo Equestre riesce comunque a ritagliarsi un’oasi di musica distillata: sarà lui lungo lo spettacolo a donarci i momenti più rock’n’roll, che poi corrispondono quasi sempre ai momenti dove gli Stones “ritrovano il blues”… così è almeno per uno dei picchi del film, l’esibizione sullo standard Champagne and Refeer al fianco di un Buddy Guy sorridente, splendidamente illuminato dall’alto, quasi fosse in missione per conto di Dio. Con lui Richards ingaggia un superlativo duello da Junior a Senior, cui presto si aggiungerà il terzo incomodo Ron Wood e perfino l’armonica a bocca di Mick, una volta tanto di spalle al pubblico e del tutto incurante delle sorti del proprio baraccone. Per un attimo meraviglioso il vis a vìs sconvolge le tempistiche rutilanti dello spettacolo e va a caccia dell’estemporaneità tipica del blues, concludendosi per l’appunto con l’omaggio del “ferro” tra le mani di Mastro Buddy, nel pieno rispetto della tradizione del Mississipi.
C’è ancora il tempo per una Connection teneramente orribile e poi, ricoperto di piume di struzzo, Jagger uscirà dalle Porte Dell’Inferno (letteralmente) per ribadire il suo dominio: parte Sympathy for The Devil, poi sarà il turno del famigerato duetto con l’Aguilera, della canzoncina di Windows ’95 e del bis con Satisfaction e riprenderà a viaggiare a pieno regime quella che molti chiamano “la più grande macchina live al mondo”. Su questa definizione, però, nemmeno ‘Shine A Light’ riesce ad accendere troppi lumi chiarificatori: e se sull’esattezza della Macchina c’è davvero poco da eccepire, per trovarci ancora qualche cosa di “live”, di “vivo”, forse ci si sarebbe dovuti dare appuntamento qualche era geologica fa.