Audio: sontuose e ruvide le pennellate e i suoni di chitarra di quello che per me è uno dei chitarristi di maggior gusto del panorama italiano. Canali è una bomba, e Steve Dal Col è suo degno compagno di viaggio. Stupisce constatare che i brani dei Joy Division si reggano così bene poggiando esclusivamente sull’incrocio di queste due chitarre disturbate, merito di questi due arrangiatori d’eccezione: inutile voler rifare i Joy Division, utile invece puntare il dito al cuore di questi brani e sperare che il pubblico guardi la luna, e non il dito. Come che sia, la mancanza dei “bassi” e dei colpi di uno strumento a percussione non infastidisce, anzi, contribuisce a fissare un’idea precisa nella mente di chi ascolta: questa NON E’ una tribute-band. Detto questo apriamo il capitolo voce della Baraldi: si è ormai capito che la frontwoman della serata è stata chiamata a interpretare con le sue uniche forze Ian Curtis. E lei lo fa sapendo di non dover fare un tributo. Ma mi permetto di dire che la scelta di far interpretare un artista come il leader dei Joy Division ad una voce femminile è a rischio retorica altissimo: l’angelo suicida, il sofferente e splendido Ian che riprende vita in questo angelo-nero femminile? No dai, sto male, portatemi fuori. Fortunatamente resto e finisce che appioppo alla Baraldi un altro 7 per aver portato a casa un compito difficilissimo, per averlo fatto anche abbastanza bene, con la giusta dose di ruvidità, e per dover pagare pegno di una scelta artistica molto probabilmente non sua.
Momento migliore: è tutto un bel compito, fatto bene, con rispetto e mestiere, senza picchi e senza cadute gravi. Per questo niente da segnalare.
Pubblico: non so quanti fan dei Joy Division ci fossero, in ogni caso segnalo pochi eyeliner. Il pubblico del MarteLive (storica rassegna romana di musica e “altro” tenuta all’Alpheus) è eterogeneo, un po’ trasognato, un po’ spaesato tra quello che ha già visto, quello che deve vedere, e gli amici emergenti che suonano nella saletta accanto. Nichilismo, barbette e spillettine la fanno da padrone.
Conclusione: se avete la buona creanza di capire lo sforzo di Canali e compagnia di adattare i Joy Division e non di imitarli, se non vi disturba l’idea di una voce femminile che rifà Ian Curtis, se non vi disturba l’idea che per sbarcare il lunario anche un grande artista come Canali si debba piegare alla legge delle cover, andateci. Criticoni, puristi, over 40, astenersi (a meno che la Baraldi non sia un vostro sogno erotico, o la vostra attrice preferita).
Foto di Faustozap