Audio: La band è apparsa in un buono stato di forma, riuscendo a sostenere per le due ore di concerto le evoluzioni vocali della rocker canadese, che partita un po’ in sordina si rilancia nel finale nel concerto riuscendo a stabilire un rapporto empatico col pubblico estasiato che divide con Alanis il canto dei suoi successi principali. Probabilmente la struttura di Renzo Piano non sembra la più adatta per questo tipo di concerti che avrebbero bisogno di spazi più grandi e meno organizzati: il rock ha bisogno di respirare lungamente e profondamente, e il suo anelito deve sentirsi lontano
Momento Migliore: Probabilmente il suo pezzo più bello forte e sfrontato: You Oughta Know. Emozionante vedere ragazze che all’epoca di uscita di Jagged Little Pill erano poppanti, cantare a squarciagola un pezzo tanto fisico, dai riflessi sessuali, potente e rabbioso. Quasi la voglia di una ragazza di sentirsi grande e emancipata. O forse solo un gran pezzo rock.
Locura: Complice il caldo sotto il palco c’era una gruppetto di ragazze che hanno danzato tutto il tempo a piedi scalzi su tutti i pezzi della Morissette; non proprio una coreografia ad hoc per la poetica musicale della rocker canadese, ma un modo di vivere in modo fisico e tattile la musica dei propri idoli.
Conclusioni: Tutto buono, sia la performance che l’artista. Ma è evidente che Alanis Morissette deve dare qualche cosa di più, onde evitare un certo appesantimento artistico. Non sembra più possedere la rabbia di una volta, e sono passati tanti anni dal suo esordio. Ma non troppi. La rocker canadese ha un talento mostruoso nello scrivere e cantare. Deve tornare a osare e ad azzardare, magari affidandosi a un produttore musicale coraggioso. Jagged Little Pill non tornerà nuovo, si possono fare tutte le celebrazioni che si vogliono. C’è bisogno di una scintilla che riaccenda il fuoco nell’animo rock della Morissette.