Mega schermo sullo sfondo, luci colorate che illuminano l’ippodromo svelando nel buio della serata un’infinità di gente che si muove, canta, partecipa.
Sul palco si inscena il gioco dei pacchi, compare un dito medio, arriva un’enorme luna, compare una ghigliottina…ogni brano ha il suo allestimento, ogni pezzo è curato nel dettaglio.
Si passa dalla vestaglia di Playboy alla Hugh Hefner alla benda da pirata, ed è un continuo turbine di dettagli che mantiene vivo l’interesse.
Caparezza è così: giocoso, un Peter Pan un pò cresciuto che nei suoi testi non vuole lanciare accuse campate in aria, ma prendere coscienza della realtà raccontandola per quello che è, senza timori.
Audio: Forte ed imponente, è stato perfetto. Ottimo l’impatto all’orecchio, superba la performance che non ha visto interruzioni per due ore abbondanti e non ha presentato pecche di alcun tipo.
Setlist: Il concerto si è aperto con Sono il tuo sogno eretico, e da lì è un susseguirsi di successi: Il dito medio di Galileo, Kevin Spacey, Legalize the premier, Kevin Spacey, Epocalisse, Goodbye Malinconia. E poi ancora Eroe, La fine di Gaia, La ghigliottina, Vengo dalla Luna, Vieni a ballare in Puglia.
Che meraviglia assistere ad un simile spettacolo: non solo le persone sottopalco ma tutti i presenti diventano un’unica identità che si fonde col cantante, con il brano, con il momento. E’ emozionante, anche per chi come me ha sempre ascoltato Caparezza ammirandolo per i testi ma provando talvolta una punta di fastidio per la particolarità del suo timbro vocale.
Locura: Sulle gradinate massiccia la presenza di bambini. Armati di cellulare, macchine fotografiche compatte, magliette originali di Caparezza, è stato bello guardarli mentre ballavano, riprendevano, scattavano e cantavano ogni brano senza sbagliare una sola parola. Era evidente il loro divertimento, anche se razionalmente mi son chiesta col sorriso: sapranno cosa stanno cantando?
In fondo, però, non era questa la cosa importante, bensì l’atmosfera che si è creata in una serata speciale di luglio.
Conclusione: Bisogna vederlo live, non c’è niente da fare. Poiché dal vivo, Caparezza, assume tutto un altro sapore. E’ un ragazzo semplice, che trasmette tanto al pubblico: un grande comunicatore che colpisce proprio per la sua spontaneità e bravura sul palco. Non si è mai fermato: provate voi per due ore e più a saltare, ballare, travestirvi, essere perfetti nel canto e non avere neanche il fiatone…